«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

sabato 25 febbraio 2017

Freni a disco: ancora non ci siamo

La querelle riguardante i freni a disco non è passata, anzi è tornata dallo stesso momento in cui questi ultimi sono tornati in gruppo. Non mancano corridori che non si sentono tranquilli in caso di cadute, e il loro uso fa discutere anche perché in caso di foratura i tempi per la sostituzione della ruota sono più lunghi di chi monta freni vecchio tipo. Una cosa, questa, che non risalta nel mercato amatoriale – dove i freni a disco sono usati da un pezzo – per il semplice fatto che all’amatore non gliene frega una mazza di quanto tempo impiega, visto che non si gioca corse e vittorie. I dischi furono portati in gruppo un anno addietro, per poi essere ritirati quasi subito, fino a che non avessero subìto alcune modifiche sulle spigolature del disco-lama. In effetti vi è stato un leggero arrotondamento, ma pare che questi risulti insufficiente. Durante il recente Tour Abu-Dhabi sono spuntate scarpe tagliuzzate dai dischi freno e adesso si ricomincia con la proposta di una mini carenatura attorno ad essi. Sarà più facile studiare un carter protettivo che togliere i dischi freno, anche perchè nessuna azienda accetterebbe a cuor leggero l’ipotesi di rinunciare ad un brevetto ch’è costato milioni tra studi fatti, pezzi prodotti e pubblicità studiate ad hoc. E non va dimenticato che per i dischi freno va usato un telaio fatto apposta, dove non è possibile ‘adattare’ degli attacchi per i freni vecchio tipo. Quindi si tratterebbe di fermare la produzione di interi telai, che dovrebbero essere sostituiti da telai ‘vecchio’ tipo per montare i vecchi sistemi frenanti.

Nessun commento: