«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 20 ottobre 2016

La volpe del deserto

Tra molti sbadigli si è chiusa la settimana iridata più piatta che si ricordi. Dove c’è voluto il deserto per vedere una selezione tra gli atleti. Niente medaglie per le nostre categorie elite, molto bene le categorie minori.
Il marchio conclusivo è di altissimo rango. Peter Sagan, iridato uscente reduce da una stagione fatta di Gand Vevelghem, Giro delle Fiandre, maglia verde al Tour (la 5^ di fila) e fresco di neo-titolo europeo, la novità ciclistica del calendario. Si è fatto vedere solo quando serviva. Fino a tre stagioni fa perdeva classiche per un niente, spesso per qualche sbaglio. Oggi di sbagli ne fa pochi e incassa. Secondo al traguardo Mark Cavendish, rinato al Tour con 4 vittorie di alto lignaggio, un mondiale su pista con Sir Wiggins e un argento olimpico su pista dietro al nostro grandissimo Viviani in quel di Rio. E poi Tom Boonen, una carriera che ormai era confinata nelle classiche del nord ma che riguarda uno dei belgi più forti degli ultimi decenni. Per il resto è stata una settimana di ciclismo che, in generale, speriamo di non rivedere per un pezzo. Abbiamo avuto bisogno del vento del deserto per vedere una selezione. Poi, una volta entrati nel circuito finale, riecco una corsa che viveva di attesa. Sfogli un giornale, fai un pisolo, apri il giornaletto delle parole crociate, insomma cerchi di tirare a campare per seguire l’ultimo giro. È stato questo il mondiale televisivo per molti? Probabile. Le uniche emozioni sopraggiunte dalla tivù sono state quelle legate alla millesima caduta, mentre i ciclisti o cicliste che fossero affrontavano la milionesima rotonda. Un mondiale nel deserto in tutti i sensi, con il pubblico ridotto ai minimi termini. In tal senso appaiono logiche le parole di Marta Bastianelli, intervistata il venerdì pomeriggio che precedeva la corsa delle italiane elite, nello spiegare com’era un po’ triste vedere i marciapiedi vuoti, me nel medesimo tempo non era nemmeno possibile chiedere alla gente di stare ore sotto il sole a cucinarsi il cervello.
Questi mondiali sono stati uno dei peggiori spot pubblicitari che il ciclismo poteva costruirsi. Percorso piatto, prevedibile, noioso, tattiche di gara legate al fatto di vedere se in gruppo facevano la nanna o meno, quando qualche anima pia tentava la sortita. Incredibile vedere la pochezza di pubblico all’arrivo della prova elite uomini. L’Italia esce con tre medaglie: due rosa e una per gli uomini. I professionisti hanno avuto la gara che speravano, con il vento del deserto che quando presente poteva spaccare il gruppo. E così è stato. Per via proprio del vento il Belgio era molto atteso e infatti hanno guidato al gara per molti chilometri dopo avere aperto il gas e ‘usato’ proprio il tratto di ritorno verso il circuito finale per frazionare il plotone. La Germania è andata in pezzi, la Francia l’ha seguita. L’Italia voleva costruire una gara di attesa, sperando in una volata dove qualcuno facesse sbagli. I ragazzi di Cassani ci sono andati vicini, alla medaglia, ma nessuno dei nostri vale Sagan o Cavendish. È andata magra anche per le donne elite ma prima ricordiamoci del mondiale di Elisa Balsamo, che allunga l’interminabile sequenza di medaglie che arrivano dalle cicliste seguite dal tecnico Salvoldi. Su pista ha già vinto titoli europei e titoli mondiali, il CT ne ha parlato chiaramente come la vincitrice più degna della maglia iridata, facente parte di un gruppo che tra qualche anno diventerà la base per il dopo Longo Borghini, il dopo Cecchini, le atlete più blasonate tra le nostre dopo la vecchia guardia Bastianelli, Guderzo, Bronzini. Elisa Balsamo ha una testa piena di buon senso, visto che nessuno le ha messo sogni facili nella testa; “A novembre e dicembre penserò alla scuola. Per una ragazza è difficile vivere di ciclismo. Questo è un successo importante per il movimento femminile italiano.” Le ‘ragazzine’ azzurre – stavolta seguite in gara dal CT Rino De Candido – hanno corso una gara perfetta dal punto di vista del massimo risultato con il minimo sforzo. Mai viste nei 75 chilometri di gara, sono spuntate quando mancavano meno di due chilometri alla fine. La volata è stata gestita benissimo, tanto che troviamo al quinto posto Letizia Paternoster. Juniores donne che hanno portato a casa anche l’argento a crono.
Bene anche negli Under 23 anche se il nostro Jakub Mareczko ha portato sul podio un muso lungo che toccava terra. Il suo 3° posto non lo faceva contento, ma ricordiamo che nelle stagioni passate abbiamo visto occasioni azzurre sfaldarsi in malo modo nei finali di corsa. Perché un sentimento di sconforto? Forse perché Mareczko è già professionista da due anni e difatti la scelta del CT Under 23 Amadori ha creato diverse discussioni. Bravo anche lo juniores vicentino Luca Mozzato, che ha vinto l’antipatica medaglia di legno. Il ragazzo è coetaneo dell’iridata Balsamo. Chiudiamo con le ragazze di Salvoldi che hanno finito la loro corsa a 1.200 metri dalla fine, quando Elena Cecchini ha rischiato un volo pazzesco mentre tenendo la ruota della capitana Guderzo – lanciatissima verso le prime posizioni – stava portando Marta Bastianelli avanti. Marta Bastianelli ha cercato di limitare i danni, ma nel momento decisivo la benzina era stata bruciata nel fare una mezza volata per cercare di riacchiappare la volata che contava veramente. La dipartita di Giorgia Bronzini è stato il colpo peggiore per la nostra nazionale. Salvoldi contava tantissimo sulla perugina, tanto che l’Italia non ha usato una delle riserve, preferendo attendere la stessa mattina di sabato per vedere che faccia avesse la due volte iridata. Ma quell’attendere ha nel contempo fatto scadere il tempo massimo consentito alle nazionali per comunicare una eventuale richiesta di sostituzione. Si chiude così un mondiale che già dalla primavera si annunciava come un evento senza emozioni particolari. Gli unici ad essere soddisfatti? Probabilmente i dirigenti dell’UCI che il loro assegno lo hanno percepito comunque, giusto per il fatto di avere portato l’evento a un passo dal deserto. Amen.

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