«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 28 ottobre 2016

IL GIRO HA FATTO 100!!

Tutto italiano, dalle meravigliose coste della Sardegna, per raggiungere Milano dopo 3.572 chilometri. Omaggi al passato (Bartali e Coppi), al presente (Aru e Nibali), e salite che sanno di storia con il doppio Stelvio, le Dolomiti e il Monte Grappa.
Eccolo! Attesissimo, come fu il Giro del Centenario del 2009, e probabilmente con un altrettanto importante elenco di partecipanti. Un percorso duro, che non raggiunge le edizioni 2008 oppure 2011 (entrambe appannaggio di Contador) ma con tutto quel che serve per far pianger le gambe, per costruire tranelli ciclistici, per mostrarsi ben diverso dall’ultima edizione dove il vento del nord Europa viene sostituito da quello del mare che bacia la Sardegna, ove le strade non saranno così abbordabili. Venerdì 5 maggio tutti in sella per tre giorni che raggiungeranno Olbia (203 km.) il primo giorno, Tortoli (208) il secondo e Cagliari (148) la domenica, arrivando così al primo giorno di riposo causa trasferimento in Sicilia. Un omaggio a Fabio Aru queste tre prime tappe, anche se se le altimetrie sono magnanime con le gambe dei corridori: Olbia e Cagliari per le ruote veloci, con l’intermezzo di Tortoli, tappa buona per chi cerca una ‘rosa’ per qualche giorno ma non la classifica. Dopo il trasferimento in Sicilia, da Fabio Aru si guarderà verso Vincenzo Nibali per due giorni siculi dove arriverà la prima salita del Giro. Solitamente la prima salita vera lascia segni inattesi. La sorpresa negativa c’è sempre e la Cefalù – Etna sembra disegnata per questo: 180 chilometri e capiremo chi è qui per far presenza e chi per far bene. Arriverà dopo il giorno di riposo e vedremo se le gambe di qualcuno saranno ingolfate per questo. Tutta un’altra musica per la Pedara – Messina, con le attenzioni per Nibali e per le ruote veloci.
Tre giorni tutto sommato tranquilli con gli arrivi a Terme Luigiane (207 km.), seguita da Castrovillari (220) e Peschici (189). Domenica 14 il secondo giorno da seguire per la classifica con la Montenegro di Bisaccia – Blochaus: 139 chilometri tutti piani e l’unica erta – il Blochaus appunto – che dovrebbe dare la prima vera fisionomia alla generale. Seconda giornata di riposo e martedì 16 arrivano i 39 chilometri della Sagrantino Stage – Montefalco, quasi quaranta chilometri per i cosiddetti specialisti, in una prova senza difficoltà altimetriche. Ormai siamo al centro Italia e da Ponte a Ema (dove nacque Gino Bartali) una tappa da su e giù sull’Appennino – quelle frazioni che le gambe sentono sempre – per 161 chilometri diretti a Bagno di Romagna. Giornata da tranelli? Due giorni da ruote veloci – o audaci passisti – con gli arrivi a Reggio Emilia (dopo 237 km. per la frazione più lunga del Giro, con partenza da Forlì per raccontare di Ercole Baldini, il più vecchio vincitore vivente della corsa rosa) e poi a Tortona. Sabato 20 si ricorda Coppi partendo da Castellania per raggiungere Biella e Oropa in particolare dopo 131 chilometri. Momenti di ciclismo moderno entusiasmanti prima e amari poi con il fantasma di Pantani nel giorno di Fausto. Il giorno successivo altro campione festeggiato, Felice Gimondi, con la Valdengo – Bergamo di 199 chilometri e un finale che ha tutto per essere frizzante. Arrivati a Bergamo però siamo davanti all’ultimo giorno di riposo. Da qui in poi non si faranno prigionieri.
Martedì 23 maggio la rosa dei pretendenti dovrebbe ricevere una sfoltita robusta. La Rovetta – Bormio di 227 chilometri offre una tappa tremenda. Ma gli appassionati attenti sanno che il tempo meteo è sempre da considerare quando si raggiungono altezze come i 2.758 metri dello Stelvio. Sarebbe interessante sapere quale sia il percorso di ‘riserva’ perché la Tirreno-Adriatico di quest’anno non è passata nel dimenticatoio di RCS e Mauro Vegni in particolare. Il giorno dopo, tappa numero 17, con i 219 chilometri della Tirano – Canazei. Forse una giornata dove i pretendenti alla generale vorranno tirare il fiato. Ma tutto dipenderà dal meteo. In caso di brutto tempo non vi è avversario più temibile del freddo. Con la Moena – Ortisei non sapremo chi vince il Giro ma tra le Dolomiti resteranno in pochi a giocarselo: 4 salite che negli ultimi giorni di Giro peseranno ancor di più. Se le gambe non saranno ancora sazie (difficile), voilà i 191 chilometri della San Candido – Piancavallo. L’arrivo è dolce, è il prima che lo renderà pesante. Il penultimo giorno di Giro ci porterà su zone legate alle Guerre Mondiali: sul Monte Grappa, montagna Sacra alla Patria, erta perfetta per preparare le fatiche dell’ultima salita del Giro numero 100. L’arrivo di Asiago potrebbe darci il vincitore. Potrebbe, perché l’ultima frazione sarà di 28 chilometri contro il tempo (67 quelli totali del Giro) dall’Autodromo Nazionale di Monza fino a Piazza del Duomo in Milano. Ove tutto iniziò nel cuore della notte del 13 maggio 1909 alle ore 2 e 53.
Un Giro che tocca quasi tutta la Nazione, con città importanti che però non si coloreranno di rosa (Venezia, Roma e Torino, per citarne alcune), e diversi trasferimenti, soprattutto nelle tappe numero 8, 9 10 e 11 dove i chilometri in autobus, o ammiraglia, dovrebbero superare quelli in bicicletta. Situazione che si deve sempre mettere in preventivo nel caso di edizioni che hanno una più sentita valenza storica. Le ruote veloci avranno 6 giorni per divertirsi o mangiarsi le mani, gli scalatori tutta l’ultima settimana, ma dopo aver amministrato bene le tappe 4, 9, 10 e 11.

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