«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 6 settembre 2016

"Questione d'immagine" Che bello rompersi il c**o per niente!

Ogni tanto la questione torna fuori. Se ne discute tre giorni e poi tanti saluti. Stavolta è toccata alla Vuelta Espana la questione del fuori tempo massimo, sistemata dal caro vecchio colpo di spugna.
È la frazione numero 15 di un durissimo Giro di Spagna. Vuoi per la stanchezza che inizia a farsi sentire, vuoi perché due pezzi da novanta come Quintana e Contador menano come fabbri – tanto da fare a pezzi il Team Sky quasi per intero, roba mai vista – tanto da lasciare in braghe di tela Froome, l’esito di giornata è impietoso: 93 atleti con un distacco che sfiora l’ora, 22 minuti oltre il limite di tempo consentito per raggiungere il traguardo di giornata. Per regolamento tutti a casa, senza cristi e madonne che tengano. Situazioni già vissute in passato ma che spesso in passato si sono risolte, come in questa occasione, con un simbolico “volemose bene” ciclistico. La motivazione viene resa nota da Javier Guillen, il direttore della Vuelta, tramite le righe della Gazzetta dello Sport; “La loro esclusione avrebbe causato seri danni all’immagine del ciclismo e ai team, costretti a proseguire con numeri risicati”.
Poco importa se altri ciclisti hanno sputato sangue per arrivare un minuto prima dello scadere del tempo utile. Bei fessi quei ciclisti che sono arrivati con la lingua che toccava il manubrio per continuare la corsa. E che bello se sei uno dei fessi, e in una delle tappe successive arrivi secondo dietro a un tizio che per regola doveva essere a casa. Verso la fine degli anni ’90 la Tirreno-Adriatico fece finire anzitempo la corsa per 125 corridori. Quella edizione venne conclusa da una cinquantina di atleti. Che questa Vuelta sia dura non vi è dubbio. Alcuni commenti di corridori partecipanti parlano di “difficoltà abnorme” (Philippe Gilbert), “Non sono mai andato fuori tempo massimo in vita mia. È una Vuelta brutale” (Koen De Kort), “Se avrò figli non diventeranno ciclisti professionisti. Non vorrei soffrissero come noi” (Adam Ansen, l’unico nella storia a completare l’impressionante cifra di quindici grandi giri corsi di fila senza ritiri, che ora diventeranno probabilmente sedici). Che si fa? Niente. Se hai tenuto duro per non essere rispedito a casa peggio per te.

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