«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 13 settembre 2016

Non è una meteora. Siamo salvi.

Il tarlo aveva iniziato a farsi strada a luglio. Non perché il Tour era girato male nonostante avesse preparato quella corsa fin da dicembre. Ogni grande giro ha il suo nome sotto la categoria ‘sorprese’ e quello che invece stecca. Ma perché il ciclismo colombiano ha sempre avuto nel suo DNA fior di atleti che duravano due stagioni, forse tre. Quintana aveva toccato l’apice della carriera con il Giro e la Tirreno-Adriatico? Per fortuna non è così. Quintana è riuscito ad avere la meglio di Froome e Chaves vincendo il suo secondo Gran Tour, ribattendo tutti gli attacchi del britannico. Adesso si che per il colombiano il Tour assume valori ancora più alti. Vincerlo vorrebbe dire lanciarlo nel club dei pochi ciclisti che hanno vinto tutte le maggiori prove a tappe. A solo 26 anni Nairo Quintana è già diventato una stella sportiva nella sua Nazione. Tre volte sul podio del Tour, un Giro, una Vuelta, una Corsa dei Due Mari, un Giro di Romandia, un Giro dei Paesi Baschi. C’è gente che per molto meno si da molte più arie. Nella Vuelta che forse ha iniziato a segnare il passo di Contador (4° a 4’21”) Quintana ha tenuto botta contro Froome e Chaves, con quest’ultimo che al prossimo Giro sarà probabilmente il primo tra gli sfidanti dei big. Quanti di questi quattro saranno in Italia tra otto mesi per il Giro numero 100? Con loro presenti, e con Nibali e Aru ai nastri di partenza, sarebbero fuochi d’artificio come forse non se ne sono mai visti prima.
Con il post-Vuelta si va ad iniziare il conto alla rovescia per i Mondiali. Rassegna iridata che guarda alle ruote veloci, e che potrebbe avere per l’Italia il nome di Viviani come riferimento. Non è favorito. Lui ha sempre ribadito il concetto di arrivare nel finale tutti assieme, di lì in avanti si vedrà. Ora sotto con il trittico lombardo per dare al CT Cassani le ultime garanzie azzurre, poi si parte. Parlando di Mondiali l’Italia, a cui della bici rosa frega un beneamato c***o, festeggia il Mondiale di Alessia Missiaggia, bolzanina di diciassette anni, che ha vinto l’oro ai Mondiali di Mountain Bike in Val di Sole. Svetta tra le sue dichiarazioni il suo saluto al ciclismo su strada, specialità con cui aveva iniziato; “Mi allenavo e gareggiavo, ma non ridevo, mi pesava, non mi divertivo più”. Dedicato a chi vive per la media sul contachilometri.

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