«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 10 agosto 2016

Il piccolo Re Mida di casa nostra

Presa a calci televisivamente dalla nostra tivù durante il Giro-Donne, la bici rosa continua nel tenere in piedi la baracca dell’Ital-ciclo in nazionale.
Un’altra medaglia. L’ennesima. Continua ad allungarsi la lista infinita di risultati portati a casa dai gruppi di atlete che corrono sotto la regia del CT Salvoldi (foto; gazzetta.it). Quel ciclismo rosa che a luglio è stato trattato in malo modo dalla RAI, con sintesi delle frazioni ridotte ai minimi termini, assenza dai TG sportivi perché meglio parlare di Nibali che piglia 10 minuti che di Giorgia Bronzini che vince due frazioni, interviste alle atlete castrate di netto, e un fortissimo e ridondante sapore di “considerazione zero” visto che Olimpiadi e Mondiale a parte (e vorremmo ben vedere!) è ormai persa nella più polverosa memoria una frazione del Giro o una gara italiana trasmessa in diretta. Ci azzardiamo a buttare lì di un Giro-Donne targato 2007, con Lorenzo Roata al microfono. Elisa Longo Borghini è al momento la nostra atleta migliore, grazie a un bronzo iridato nel 2012 (Valkenburg), un Trofeo Binda l’anno dopo e il Fiandre nel 2015. Aiutata da una qualità media molto alta per quello che ha riguardato la squadra messa in strada da Salvoldi (Bronzini, Cecchini, Guderzo), siamo forse vicini alla conclusione di quel passaggio generazionale iniziato due stagioni addietro. Ragazza che parla quattro lingue straniere (pensiamo a Nibali che suda più a sbiascicare due parole e mezza in francese messe la in croce che a farsi il Mont Ventoux!), figlia d’arte con mamma Guidina Dal Sasso nel seguirla passo passo, Elisa Longo Borghini è ciclista da classiche visto che per lei il meglio è sempre arrivato dagli impegni di un solo giorno. Ma è sempre Salvoldi l’uomo su cui gira tutto, e da anni. Con mezzi economici imparagonabili – in senso negativo – con la nazionale uomini, con un bacino d’utenza molto ma molto più ristretto di quello da cui hanno potuto pescare da sempre i CT della squadra maschile, riesce a portare risultati a getto quasi continuo, in un mondo come quello del ciclismo rosa italiano dove da sempre si convive con situazioni economiche che fanno mollare molte ragazze. E quando capita bisogna ripartire da capo. Difatti tutte le nostre migliori atlete sono rappresentanti di squadre estere.

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