«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 1 luglio 2016

Luglio; l'editoriale

Partito il Giro femminile con il fresco grande tris tricolore della Cecchini. Ma riguardo alla classifica siamo in mano alla Guderzo?
“Se in campo maschile abbiamo due talenti puri come Aru e Nibali che nelle corse a tappe ti danno garanzie di competitività, nel Giro-Donne l’Italia cerca il nome che sulle corse di più giorni sia affidabile. Si, perché se tra i maschietti abbiamo due isolani che spesso vincono e convincono nei Gran Tour (ma dopo questi due vi è il vuoto!), la bici rosa quando splende lo fa guardando più alla corsa di giornata. Si arriva da un fresco tris tricolore consecutivo della Cecchini che profuma di storia per la disciplina femminile, dato che dobbiamo tornare al periodo ‘87/’88/’89 per ritrovare, con Maria Canins, tre titoli uno appresso all’altro. Corsa controllata nel finale per le Fiamme Azzurre, che potevano avere due gregarie di alto lignaggio come Ratto e Guderzo a proteggere le spalle alla compagna di squadra, che si conferma la miglior tricolore da tante stagioni a questa parte, dopo vincitrici del titolo che sono durate un Amen. Negli ultimi 10/12 anni il nostro ciclo-rosa ha registrato pochi nomi per grandi giri. Tolta la pluri-vincitrice Luperini poche atlete ci hanno dato la sensazione di essere cicliste buone per le gare di più giorni. Ad un exploit che risaltava nell’annata singola non corrispondeva una equivalenza sul medio periodo di attività. La brava Cauz ha corso bene l’edizione 2013 (maglia bianca finale), ma non si è ripetuta. Ora Elisa Longo Borghini è il riferimento, ma i suoi risultati più belli sono spuntati in corse di una giornata e fin’ora quello è sempre sembrato il suo pane. L’unico nome, attualmente ancora in attività, che ha dimostrato un minimo di continuità nel medio/lungo periodo è quello di Tatiana Guderzo: 5^ nel 2007, 4^ nel 2008, 3^ nel 2010, 2^ nel 2013. Mai però l’acuto che facesse la differenza, e un paio le occasioni in cui l’occasione rosa pareva potesse esser presa. Oramai salita al ruolo di ‘senatrice’ tra le nostre, non pare avere con se una formazione con cui puntare ai vertici, a meno che la pedalata mostrata nel Campionato Italiano non rappresenti l’inizio di uno stato di forma ideale. Perciò “futura Luperini (o almeno parente) cercasi” tra le nostre ragazze, per un bel Giro”.

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