«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 23 giugno 2016

Ital-ciclo:le crepe restano

Andiamo verso il Campionato Italiano. Appuntamento importante. Splendono sul ciclismo italiano le stelle di Aru e Nibali. Di lì in poi spazio profondo, specie sul fronte giovani. Al Giro il secondo miglior italiano è stato Giovanni Visconti, un trentatreenne che di certo non è tipo da Gran Tour, ma che ha dimostrato carattere visto la costola incrinata causa caduta in una volata ad un GPM dove se l’è vista con Cunego, con quest’ultimo che per un pelo non vince una maglia verde…..ops! azzurra,…..che per la Nippo-Fantini sarebbe stata un risultato semplicemente incredibile, visto il distacco dei suoi rappresentanti in classifica generale. A proposito, la Germania ha vinto un terzo delle tappe disputate nella corsa rosa. Spazio profondo per il ciclismo di casa nostra anche a livello organizzativo, con corse dal retaggio abbastanza importante che hanno nuovamente alzato bandiera bianca per la scarsità numerica di atleti iscritti. Si perché vi sono gare che fino a qualche anno fa riuscivano a tenersi a galla, e per qualche stagione si sono salvate anche grazie ad un fin troppo generoso rimpolpare le file con squadre continental che aiutavano a ‘far numero’ ai nastri di partenza. Ma i costi del ciclismo, che dalla fine degli anni ’90 sono cresciuti a qualunque livello, hanno portato ad una vera implosione economico/strutturale. Unito il tutto alla continua e pesante crisi economia, riecco la prova che la passione può far molto ma non tutto. Andiamo verso il Tour per capire se Aru potrà vincerlo un domani, e se Nibali – che ha già il piede in partenza dall’Astana – vorrà riprovare a vincerlo senza aspettare un domani. Si, perché se l’occasione fa l’uomo ladro e quest’ultima si presenta…..

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