«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 8 giugno 2016

Il progetto "Strongher" per il ciclismo rosa

Si sta sempre più sviluppando questa idea, nata su base internazionale, per incrementare il numero delle signore sui pedali. Speriamo non sia una cosa pensata per un fine commerciale.
Poche cicliste nei paraggi? Dal 2015 esiste una piattaforma web promossa a livello internazionale denominata Strongher, che guarda alla promozione del ciclismo femminile o forse sarebbe meglio dire alla promozione dello ciclistico tra le donne. Supportata dalle aziende Pearl Izumi e Shimano, che l’hanno pensata, Strongher ha uno spazio FB ed uno Instagram. Vi sono eventi ciclistici che vengono organizzati, ovviamente reclamizzati, ed è disponibile un’applicazione (le famose “app” tanto per capirci) che si può ‘scaricare’ gratuitamente. Il sito (tutto in inglese) dove trovare notizie sugli eventi organizzati è www.strongher.cc e questa realtà viene promossa anche da cicliste professioniste di alto livello, con la figura della fortissima di Marianne Vos in primis che partecipa anche ad un video promozionale. Vi è anche un lato commerciale, anche se con qualche distinguo: per i negozi che offrono al pubblico prodotti che guardano alla pratica sportivo/ciclistica vi è la possibilità di ‘entrare’ nell’orbita Strongher, ma non dalla sera alla mattina.
Soltanto le attività commerciali che siano ben attrezzate non solo come prodotti per le atlete ma anche come logistica (vedi la apparentemente semplice questione degli spazi adibiti a spogliatoi), e che abbiano tra i dipendenti delle persone competenti sulle necessità riguardanti la disciplina ciclistica in rosa, possono ambire a far parte del ‘mondo ciclistico’ promosso da Strongher. Riusciranno nell’intento? Il mercato ciclistico si è aperto di più al ciclismo femminile grazie al fenomeno granfondo, quando nei primi anni del decennio successivo le aziende hanno iniziato a prendere in considerazione le donne cicliste, con gli esempi più noti riguardanti l’abbigliamento intimo per le cicliste, o le selle anatomicamente pensate per le cicliste. Sono poi arrivate colorazioni dedicate (con il tradizionale colore rosa) su caschi e biciclette. Cose che fino ali anni ’90 erano semi-fantascienza. Si è strizzato quindi l’occhio alla donna ciclista, ma solo per questioni di un potenziale, poi verificatosi, aumento di fatturato.
Nel sito è presente un video puramente pubblicitario, dove ad essere protagoniste sono atlete che parlano soltanto bene della pratica ciclistica, con Marianne Vos come personaggio di punta. Tante immagini di cicliste impegnate nel pedalare (e sempre sorridenti nel farlo, ma dai!) – qualche immagine la vedete anche qui – con sezioni suddivise in consigli per la ‘pratica’ o per reclamizzare il calendario di appuntamenti programmati. Ma qual è la cosa migliore? Badare a quello che scrive un tizio di Feltre sul ciclismo rosa, o andare nella colonna di link a fianco (si, proprio qui sulla destra della schermo) e farvi un’idea tutta vostra che – al di là delle chiacchiere sempre dello stesso tizio di Feltre – è sempre la cosa migliore? Siamo mica al proCESSO della Suora qui! W la Guderzo (e Lara Vieceli) e buona lettura.

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