«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 1 giugno 2016

Giro 3: quando nella "grande famiglia" nascono anche figli scemi

No, alcuni di voi si stanno sbagliando. Questa volta non si scrive di Suor Alessandra e dei suoi soliti, uguali, abitudinari, consueti, ospiti e opinionisti noiosamente-sempre-quelli-da-anni-e-anni. La crono-scalata dell’Alpe di Siusi, valevole come frazione numero 15 del Giro, ha riportato sullo schermo i tifosi del ciclismo due-punto-zero. Da quindici anni circa, da quando cioè anche il Giro è diventato un evento sportivo di alto livello televisivo, tornano con antipatica puntualità i cercatori di gloria che si impegnano, con fatica, fantasia e idiozia encomiabili, a rincorrere i ciclisti impegnati nel loro massimo sforzo. Questi tizi che rompono le scatole scatenando spesso le ire degli appassionati più seri (e veri) spunteranno comunque ad ogni dove possibile nelle frazioni più attese, ed ormai non vi è speranza che questa cosa passi di quì a breve, solo per via del milionesimo appello televisivo che parte dal corridore di turno che non serve a niente. Silvio “assolutamente” Martinello a buttato lì un discorso legato ad una denuncia una volta che questi si fanno riconoscere dalle telecamere. Fosse mica che ne varrebbe la pena, ma se si mascherano da pagliacci chi denunci? Il circo?

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