«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 23 giugno 2016

Cala il sipario su Fuentes e soci

Ricordate Birillo? Il cane più famoso nella storia del doping ciclistico italiano? Beh, prossimamente l’Operation Puerto verrà chiusa del tutto, con assoluzioni a destra e manca grazie alle leggi che in Spagna hanno consentito di risparmiare guai colossali a Fuentes e altri diversi soci della medesima risma. A chi passeranno le informazioni relative al caso? Alla WADA, e di solito quando entra in scena lei son dolori. Ma stavolta l’Ente antidoping più famoso del pianeta potrà solo consegnarci una verità non più punibile. Eh si, perché probabilmente conosceremo chi c’era dietro a nomi fittizi e spesso spassosi, capiremo chi in questi anni è riuscito a nascondere l’elefante dietro al lampione, chi dentro di sé ci riderà in faccia perché ormai nessuno potrà levargli quello che è stato guadagnato con tanto sacrificio (soprattutto economico) grazie alla scadenza dei termini (prescrizione) perché il reato sia ancora punibile, e forse potremo capire quali sono i poster che, ormai ingialliti dagli anni, qualcuno potrà staccare dal muro con uno strappo secco e deciso, farne una palla e buttarli nel fuoco. Non sarà così per tutti, perché anche tra gli appassionati vi sono persone che sono sempre state disposte a turarsi il naso piuttosto che rischiare di vedersi portare via il giocattolo preferito. Non molti anni fa venne resa nota una lista di nomi di ciclisti risultati positivi ad esami che al tempo non erano ancora accettabili negli esiti perché sperimentali. I ciclisti poterono cavarsela anche se pieni fino alle orecchie. La cosa fece clamore. I nomi usciti riguardarono atleti di diverse nazionalità. Il più colpito in quel periodo fu Laurent Jalabert, che al tempo fu costretto a rinunciare al microfono della tivù francese. Vi erano anche diversi ciclisti italiani tra i più famosi alla fine degli anni ’90, gente che aveva vinto Gran Tour e classiche. Erano gli anni in cui la leggenda del ciclismo fu salvata da controlli antidoping che, se avessero avuto a quel tempo l’efficacia di oggi, avremmo visto sfracelli nel senso negativo più pesante, e “miti” ciclistici farsi briciole ad un alito di vento.

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