«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 1 maggio 2016

Maggio; l'editoriale

L’ anno scorso ne uscimmo benissimo, con i nostri atleti che furono protagonisti sia per le singole frazioni, sia nella generale. Ecco, niente effetti speciali, visti gli ultimi due mesi ci basta un Giro normale, grazie.
Un mese ciclistico senza tristezze, discussioni, sospetti, accuse, veleni. Questo sarebbe un bel regalo per gli appassionati. Premete il tasto ‘stop’ della vostra memoria, ora riavvolgete……ci siete? Adesso ripartite avanti veloce. Che si vede? Due ragazzi morti che insieme non fanno cinquant’anni, tappe cancellate per maltempo in Francia e Italia con annesse discussioni al seguito, il vincitore di una grande Classica accusato di avere imbrogliato, sospetti di motorini nascosti dentro biciclette che hanno corso la Strade Bianche e la Settimana Coppi&Bartali, e il passo avanti tecnologico dei freni a disco, messi al bando dai ciclisti stessi per la pericolosità dello stesso sistema, per delucidazioni chiedere alla gamba di Francisco Ventoso. Con in più la conclusione di due carriere ciclistiche per positività agli stupefacenti: la prima carriera per un atleta recidivo, l’altra per un corridore pubblicizzato cento volte come atleta esemplare. Ci mettiamo una nota di cronaca? Entrambi sono (anzi, erano) professionisti nostri, italiani. Ecco, se vi è una cosa che possiamo permetterci di chiedere al Giro – un pochetto povero di grandi protagonisti con Aru, Froome, Contador e Quintana che saranno in Francia – è di darci tre settimane di scatti, facce stanche, magari bel tempo, sbagli tattici, nomi emergenti, conferme azzurre, belle vittorie, senza retoriche strappalacrime nei dopo tappa televisivi. Grazie”.

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