«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 25 aprile 2016

Ora il Giro (ringraziando Gasparotto) e senza troppa gloria

Con la chiusura della campagna del Nord, abbassiamo il sipario su un ciclismo di casa nostra che si ritrova a dover ringraziare la grinta di Enrico Gasparotto, che per un pelo non dovette ritirarsi perché non trovava squadra e che (classe ’82), non rappresenta di certo il futuro. Dopo la sua seconda vittoria nella Amstel Gold Race, Gasparotto è stato il migliore dei nostri anche in virtù dell’11° posto alla Liegi (Rosa il miglior azzurro alla ‘decana’ giunto 10°). Gara per ‘vecchietti’ la Gold, visto che Paolini la vinse nel 2015, e fa ancor più rabbia pensare al malo modo per come l’italiano abbia chiuso la sua carriera. Nel complesso voliamo verso il Giro, non più lontano, nella situazione dello scorso anno, per via di un risultato globale modesto in questo mese di aprile. Andiamo al Giro in cerca di quella reazione che l’anno scorso portò in evidenza Modolo, Formolo, Ulissi, Viviani, Boem, Tiralongo, Aru. Ritroviamo Nibali, favorito, con una forma si spera migliore di quella che ha mostrato al Nord, e con la forte probabilità che ne esca vincitore. Oltre a lui non pare vi siano altri Big che spossano definire tali. Landa è forte, ma capiremo da questa stagione se si può raccontarlo come di un campione. Nelle classiche delle Ardenne dovevamo cercare una rivalsa dopo che le prime classiche ‘pesanti’ non ci hanno dato soddisfazioni, se non legate a delle speranze per un domani. Abbiamo rialzato un po’ la testa, ma senza esagerare.

Nessun commento: