«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 12 aprile 2016

Chi visse sperando....eccetera, eccetera.

Nelle corse dei giganti del pavè, risalta ancor più marcata la non-presenza di casa nostra. Piazzamenti modesti, con le speranze che ora si appoggeranno alle Ardenne, ma anche la sensazione che forse una nostra generazione di uomini del Nord è ormai andata.
La indiscutibile superiorità di Sagan nel Fiandre e la sorpresa di Hayman che a 37 anni e 15 Roubaix corse (e tutte finite!) s’impone davanti a Boonen, sono state le notizie che hanno trovato più spazio nei giornali. Dell’Italia si è parlato poco, ma effettivamente pochi dei nostri hanno potuto far parlare di sé. Bravo Oscar Gatto a guidare Sagan in molti momenti importanti del Fiandre, volitivi Moscon e Puccio che ci fanno ben sperare per il domani. Poi ci si ferma lì. Miglior italiano al Fiandre quel Daniel Oss (16°) che da tante forse troppe stagioni doveva diventare uno buono per il Nord, così come Manuel Quinziato, di Pozzato meglio limitarsi al suo 75° posto al Fiandre. Alla Roubaix troviamo Marcato migliore dei nostri al 32° posto. ciclisticamente parlando forse siamo alla fine di una generazione ciclistica che alla fine del decennio precedente portava in Pozzato, Oss, Ballan, Quinziato, Bennati molte speranze di aprire un periodo che ci avrebbe visti protagonisti. Con l’esclusione di Ballan (ultimo dei nostri a vincere il Fiandre, diversi anni orsono) e i fuochi fatui di Pozzato, meglio forse guardare ad atleti italiani più giovani, e sperare che i loro talenti si tramutino anche in risultati, senza fermarsi alle speranze. Queste ultime ora sbocceranno per le Ardenne. Avremmo necessità di risultati di rilievo, per non chiudere un aprile ciclistico finora modesto e deludente.

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