«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 21 marzo 2016

Se il campione la fa fuori dal vaso

Una corsa decisa da una tappa che non viene corsa. Un’apparente assurdità che riesce in una cosa. Far capire quanto (poco) i girini si amino in gruppo. Il sogno di ogni organizzatore di una corsa a tappe: una gara che si decide per un misero secondo, nell’ultima giornata di corsa. Invece il sogno di Mauro Vegni, patron delle gare RSC Sport, è di quelli che ti fanno svegliare con l’umor nero a farti compagnia. Speranza è che gli strascichi non si protraggano troppo nel tempo, ma le discussioni e le mille opinioni esternate per l’annullamento della frazione ‘regina’ della Tirreno-Adriatico (Foligno-Monte San Vicino) hanno raccontato di come tra colleghi del gruppo possano uscir fuori mezze frasi – se non tutte intere – che la dicono lunga sul volemose bene ciclistico attuale. Tra tante svetta il famoso “…egoista ottuso idiota” rivolto a Nibali dal britannico Matt Brammeier (Dimension Data), che almeno non le ha mandate a dire. La questione pare sia stata figlia di tempi puramente burocratici, che obbligavano RCS a comunicare agli Enti competenti di quali strade necessitavano per correre, con 48 ore di anticipo. E siccome il famoso piano “B” era finito sotto gli stessi problemi, nevischio con temperature rigide, l’organizzatore, RCS, avrebbe dovuto preparare un ulteriore eventuale piano “C” per togliersi ogni pensiero. Certo è che tra mille pareri, il famoso precedente citato dal commentatore RAI Martinello si è creato, e non si è solamente paventato. Alla Parigi-Nizza (con lo “stop” degli organizzatori dato a circa 50 chilometri dal traguardo) la neve aveva fatto cancellare una frazione le cui condizioni ricordavano, quelle si, la Sanremo della neve di pochi anni fa. Qui sembra che la scelta di annullare la frazione sia stata figlia di un non voler rischiare per non cercar guai, e va detto che RCS ci ha rimesso un bel po’ di soldi, ma forse sarà sempre difficile poter dire quali siano le condizioni per poter stabilire se sia possibile correre o meno. Nibali ha messo lì una possibilità di non correre il Giro se le tappe di alta montagna non avranno garanzie della presenza di un pronto percorso “B” per eventuali giornate fredde con minaccia neve in quota. Francamente la richiesta è giusta negli intenti, ma non è troppo elegante con il suo venire accompagnata dalla velata minaccia di non correre la corsa rosa da parte del bi-campione d’Italia. Qui il siciliano l’ha fatta fuori dal vaso, a meno che fosse un pensiero studiato ad hoc per dare un avvisaglia importante da un atleta importante. Di certo tra lui e Vegni le simpatie reciproche avranno perso un pezzo.

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