«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 21 marzo 2016

Demare, il velocista-scalatore, nella classica del tutto come da (noioso) copione

Chi scrive non ha mai amato il percorso semi-velocistico della Milano-Sanremo. Percorso che ben difficilmente esce dai canoni costruiti sulla fuga del gruppetto che guadagnano i loro bei diversi minuti, per poi farsi puntualmente riassorbire negli ultimi 50 chilometri di gara, e quindi vedere una corsa che si decide in volata, dopo attacchi puntualmente rintuzzati tra il salire e il ridiscendere il Poggio. A meno di tempo inclemente, o neve come pochi anni addietro, sono state ben poche le Sanremo che negli ultimi 20 anni sono finite senza una volata di gruppo. Così mentre il vecchio ciclismo che tanto piace a Suor Alessandra e compari (anche quest’anno sempre gli stessi, a scambiarsi di posto a seconda della trasmissione, per farsi le stesse domande da anni, tutti contenti di dare spesso le stesse risposte dell’anno prima) avanza imperterrito tra Balmamion, Van Stembergen, Adorni e Merckx, ecco l’ennesima volata a chiudere la Sanremo. Le emozioni citate dal giornalista Conti nel primissimo dopo corsa in “questo finale così emozionante!” si riferivano alla caduta che ha fatto saltare per aria la volata dei migliori? Se le emozioni di una corsa, così ormai tradizionalmente imbavagliata, tattica, legata sono quelle regalate da gente che si fracassa le ossa cadendo, fa capire come mai molti giornalisti che il ciclismo lo raccontano, ben poco lo hanno praticato. Se Conti vede in una caduta un finale “…così emozionante!” bello sarebbe lo dicesse con i ciclisti caduti presenti fronte a lui. Invece le discussioni sono arrivate il giorno dopo con le accuse chiarissime di due italiani, Tosatto e Capecchi, verso il vincitore Arnaud Demare reo, per i due nostri connazionali, di essersi meramente attaccato ad una delle sue ammiraglie per rientrare più velocemente dopo una caduta e guadagnare posizioni. Numeri alla mano (velocità media sui singoli tratti e distacchi) i dubbi ci sono, ma se non spunteranno filmati o foto al riguardo, l’unica cosa che resterà sarà una coda polemica e molto amara, dopo una classica che con un percorso così come sta messo, da ormai l’appuntamento al telespettatore solamente negli ultimi 30 chilometri, perché prima – eventuale maltempo a parte – ormai regala ben poco, se non gli scorci magnifici della costa ligure.

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