«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 25 gennaio 2016

Ossa rotte, cerotti e musi lunghi. Ovvero, quando cominciamo male.

Un inizio stagione più balordo e antipatico non poteva starci. Sei atleti della Giant; Warren Barguil, Fredrik Ludvigsson, John Degenkolb (mister Sanremo e Roubaix 2015), Chad Haga, Ramon Sinkeldam e Max Walsheid che vengono travolti da un’auto contromano in allenamento con Haga e Degenkolb feriti in maniera seria. Haga operato al collo e al mento è in attesa di una terza operazione per una frattura oculare. Degenkolb operato per un taglio profondo a una gamba, poi per una frattura all’avambraccio sinistro e in attesa di una terza operazione per non perdere un dito a una mano. Per gli altri compagni di team la situazione è meno seria ma non leggera. Tra tutti assieme vi sono costole incrinate, una probabile operazione per la frattura di uno scafoide, tagli a ginocchia e al viso e fratture varie agli arti. Praticamente quasi mezza squadra che per almeno un mese e mezzo non dovrebbe nemmeno poter vedere la bicicletta, anche se per alcuni di questi feriti il ritorno dovrebbe allungarsi ulteriormente, forse fino all’estate. La stagione era iniziata male anche per il nostro Malori, finito all’ospedale causa caduta al Giro di San Luigi (Tour of San Luis) che è ancora in terapia intensiva, anche se la sua ‘evoluzione clinica’ (in medicina si dice così) va sempre in lento miglioramento. Per lui è in previsione il trasferimento in una clinica specializzata a Buenos Aires e ovviamente il ragazzo ne avrà per alcuni mesi, anche la notizia che conta – come per i corridori della Giant – è l’aver salvato la pelle. Parlando di ciclismo senza cerotti Simon Gerrans ha vinto il suo 4° Down Under, Dayer Quintana (fratello del ben più celebre Nairo) ha vinto il San Luigi e purtroppo l’italiano Viviani è stato protagonista di un momento di sconforto tramutato in gesto antipatico. Essendosi piazzato secondo dietro al compagno Mareczko Viviani non l’ha mandata giù. Pare che la volata che doveva essere impostata per Elia sia ‘saltata’ per una incomprensione e Mareckzo abbia deciso di non tentennare e fare la sua volata, che ha vinto. I due, per questa occasione, vestivano e rappresentavano la maglia azzurra. Viviani ha rifiutato di presenziare sul podio e questo è un gesto che non ci voleva, francamente dispiace e altrettanto francamente sorprende da parte di un Viviani che non aveva mai assunto comportamenti di questo tipo. Ricordiamo quando a Varese nel 2008 il compianto Ballerini prese da parte Cunego per dirgli che non si sarebbe dovuto ripetere il presentarsi sul podio con il muso lungo per essere arrivato secondo dietro all’allora compagno di squadra Ballan.

1 commento:

schiraldinterazioni ha detto...

buona fortuna www.ecovelo.it