«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 6 novembre 2015

Il ciclismo davanti al caminetto (1^ p.)

Scendere di sella per salire sull’ammiraglia, facendo però una strada per fortuna diversa da tanti e troppi ex che acchiappano un volante sventolando anni di militanza ciclistica.
Anche se per cause di forza maggiore che ne hanno anticipato l’uscita di scena, Ivan Basso è ormai un ex ciclista professionista. Sta studiando per diventare manager nel ciclismo professionistico, con una delle formazioni più note (e ricche) del World Tour UCI. Sta seguendo i corsi UCI che si tengono ad Aigle atti ad avere la licenza obbligatoria per poter lavorare con un team World Tour. Atleta pignolo, quasi maniacale o forse senza quasi idiozia colossale delle sacche di sangue a parte, Ivan è sempre stato conosciuto come atleta che faceva del lavoro la sua forza. Che Basso abbia esperienza da vendere non vi è dubbio. La speranza è che il suo ingresso nel dietro le quinte dello sport di alto livello sia condito da studi approfonditi. Questo sarebbe già un robusto spartiacque con ex del gruppo che si sono improvvisati o si improvvisano esperti mestieranti del pedale. Perché pretendere tanto da Basso? Perché lui ha una possibilità enorme, rappresentata dal poter lavorare fin da subito con e per atleti di altissimo livello, perché se Dio vuole il Basso dell’Operation Puerto ha lasciato spazio al Basso di Aldo Sassi, perché Basso non ha quasi mai difettato per intelligenza – il quasi è sempre rivolto alla solita storia del cane Birillo – e se lavorerà come ha lavorato pedalando i risultati non dovrebbero mancare. A quanto pare il suo ruolo sarà quello di una specie di tutto fare: valutazioni sui percorsi (conoscendolo si scriverà anche quanti paracarri vi saranno lungo una salita), farà valutazioni sui materiali, pedalerà con gli atleti di Tinkoff seguendoli negli allenamenti. Ecco, in questo caso la sua figura rischierebbe di mischiarsi a quanto accennato poche righe sopra. Per questo speriamo che Basso si fermi ad un ruolo di collaborazione, ma non specifica sul fronte allenamento. Se invece il varesino vorrà metter becco anche su questioni riguardanti le tecniche di allenamento, sarà il benvenuto in questo ruolo dopo studi fatti per bene in scienze motorie. Ivan ha già in mente come crescere dal punto di vista del suo nuovo ruolo, avendo una sua agenda d’incontri con altri uomini di sport. In particolare con allenatori di altre specialità sportive per cercare di capire cosa sia e cosa voglia dire saper gestire un gruppo ed ottenere il meglio da quest’ultimo, ma speriamo non si accontenti di questo. In giro c’è gente fresca di studi ISEF che fatica a trovare un posto di lavoro, e se si facesse un’indagine su gente che sta dentro un’ammiraglia troveremmo situazioni francamente inaccettabili. La Federciclo nostra come si muove in questo? Da CyclinPro viene riportata una comunicazione al riguardo da parte della stessa; “È stato deliberato, infine, di uniformare le figure di quei tecnici che hanno ottenuto negli anni passati l’abilitazione in un periodo in cui era permesso accedere a un livello, senza necessariamente avere già ottenuto il livello precedente. Per le figure che in questi anni hanno svolto un regolare aggiornamento, il Consiglio Federale, su proposta del Centro Studi, ha deciso di realizzare un minicorso, da realizzare entro il dicembre 2016. Per coloro che invece non hanno svolto alcun aggiornamento, resta intesa la necessità, prima di accedere al minicorso, di completare l’iter di aggiornamento, sempre entro il dicembre 2016”. Competenza? Tranquilli, c’è tempo!

1 commento:

The preacher ha detto...

ISEF ? quale ISEF ? :-) Licenza media (che basta e avanza), i tre livelli del corso di DS, le conoscenze giuste e si è pronti per entrare a far parte del rutilante mondo del ciclismo pro, se poi dovesse andar male (evasione fiscale, fallimento della società con sede a San Marino/Montecarlo/Lugano) c'è sempre l'ombrello del ciclismo femminile che gli scarti degli scarti dei "pro" se li piglia tutti, sopratutto se hanno dimostrato di essere dei perfetti incapaci.

PS Con l'ISEF e senza conoscenze manco gli esordienti alleni, ah, la grande famiglia del ciclismo... :-)