«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 21 ottobre 2015

Rialziamo la testa? Un po' si.

Se per fare un bilancio negativo ci sarà tempo prossimamente, la stagione saluta tutti con un finale di stagione di marca Astana, e con un forte beneficio per il bilancio del nostro ciclismo, che chiude bene come da anni non succedeva. Se il Mondiale è stato un altro buco nell’acqua, Aru e Nibali hanno dato un impulso positivo alla loro stagione. Ad Aru si chiedeva di provare a giocarsi il Giro in primavera, e lo ha chiuso secondo in generale, con due tappe vinte. A settembre gli si chiedeva di provare il colpo grosso anche in Spagna, e ha trovato una bella vittoria conclusiva che li ha fatto smettere i panni del talento e basta. Finale di stagione finito molto bene per Nibali, che ha vinto da padrone il Giro di Lombardia. Il siculo era stato quasi “analizzato” in diretta tivù dalla RAI durante il giro francese. Per tre giorni balordi vissuti sulle strade transalpine, i vari commentatori l’hanno menata quasi una settimana con un Nibali che non era “più lui”. Come se arrivare quarti nella gara più difficile sia roba da dichiarare fallimento allo Stato. La brutta figura della Vuelta con il famoso traino sembrava aver fatto il resto. Poi la rinascita nel Lombardia. Il prossimo anno Aru dovrebbe correre il Tour per guardare alle Olimpiadi (5 agosto), stessa cosa di Nibali che però ha strizzato l’occhiolino al Giro, gara che Vincenzo non corre dal 2013, quando lo vinse. Nibali ha passato un inverno da dimenticare, tra magagne UCI (licenza si, licenza no, licenza forse) e a detta dello stesso ciclista una quantità troppo robusta di presenze per fans club, sponsor tecnici, interviste, ospitate di turno. Aru è stato graziato in questo dal fatto che fino all’anno passato lui era ancora un talento crescente, e quindi non gli si chiedeva di rivincere questo o quest’altro. Vedremo da questo inverno se il ragazzo riuscirà a salvarsi da richieste che certamente si moltiplicheranno da ogni direzione. Chiudiamo in maniera positiva una stagione che ai più alti livelli ha vissuto sulle spalle di due atleti. Del resto dell’Italia ciclistica si scriverà tra un po’ e in quel caso la musica varierà dall’andante allegro dell’autunno ad un lento con brusche interruzioni riguardo al tema principale.

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