«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 8 ottobre 2015

Anatomia di un Giro

A meno di brutto tempo, il Giro 2016 sarà meno cattivo rispetto alle ultime edizioni. Diminuiti i chilometri per i trasferimenti, niente cronosquadre, tornano le Dolomiti. Dall’Olanda fino a Torino per 3.800 chilometri totali, di cui 61 a cronometro. A un passo dal 100° Giro.
Dopo gli anni dei Giri spacca-gambe di Zomegnan avevamo bisogno di aspettare qualche anno per ‘inquadrare’ quelli nati dalla testa di Mauro Vegni. L’uomo che già da qualche anno guidava nel concreto delle cose il Giro dietro le quinte, anche se Michele Acquarone ne rappresentava l’immagine all’esterno. Adesso si può dire che Vegni cerca di costruire Giri basati sull’equilibrio – anche per paura di trovare un corridore ‘ammazza-Giro’ quando magari manca una settimana, cosa dannosa per l’audience e mal vista dagli sponsor – e cerca (trovandola) anche una cosa che al Giro ormai non era più considerata: umanizzarlo negli sforzi. Dopo l’edizione dello scorso anno, anche questa volta si è lavorato per limitare al minimo possibile i chilometri dediti ai trasferimenti. Ebbene, parlare di 800 chilometri totali di trasferimenti vari (si parte dall’Olanda), alcuni anni fa sarebbe sembrato utopia. La corsa rosa numero 99 partirà dalla patria dei tulipani, da Apeldorn, con una breve cronometro individuale di 10 chilometri. Una distanza che la fa diventare una piccola cronometro, facendola uscire da quel limbo tecnico-agonistico chiamato prologo, che non sai mai quanto piaccia veramente. La seconda e la terza tappa sono due frazioni facili, che avranno nel vento l’unica insidia. Con questo, non ci si azzarda nel dire che il vento è un ostacolo che si possa minimizzare: se quel giorno Eolo avesse voglia di farsi sentire, le sorprese potrebbero rivelarsi amare. Questa edizione partirà di venerdì, un giorno prima, per via del trasferimento aereo che porterà la carovana in Italia, dando modo ai corridori di ritrovarsi complessivamente con un giorno di riposo in più. Il Giro ‘nostro’ partirà dal sud Italia con la Catanzaro – Praia a Mare di 191 chilometri. Niente di difficile, com’anche il giorno successivo con la Praia a Mare – Benevento di 233 chilometri.
Qualcosa potrebbe uscir fuori con la frazione numero 6, la Ponte – Roccaraso di 165 chilometri, ma fino alla cronometro individuale di domenica 15 maggio la classifica non dovrebbe avere sussulti veramente importanti. I 40,5 chilometri della Chianti Classico dovrebbero far uscire dalla tana i non-scalatori che devono iniziare a metter via fieno in cascina. Dopo la cronometro arriva il secondo giorno di riposo, prima di ripartire con la 10^ tappa Campi Bisenzio – Sestola di 216 chilometri. Tappa senza un metro di pianura, che vivrà sull’Appennino tosco-emiliano con una frazione che arriva dopo la sosta. Per questo motivo è una giornata che potrebbe dare qualche sorpresa. Se poi il tempo sarà carogna – dove sta scritto che ci sarà per forza un bel sole? – potrebbe scapparci qualche azione importante. Le tappe numero 11 e 12 sono due tappe che non riguardano la generale. la Modena – Asolo regala due salite nel finale, buone per i finisseurs, mentre la Noale – Bibione dovrebbe trovare nei cavalcavia le uniche fatiche di una frazione (la numero 12) piatta come un biliardo. Nei giorni del 20, 21 e 22 maggio (da venerdì a domenica) dovremmo capire chi NON potrà vincere il Giro. Con le frazioni di Palmanova – Cividale del Friuli, Farra d’Alpago – Corvara (Alta Badia) e la crono-scalata dell’Alpe di Siusi (11 km.) la classifica generale dovrebbe ricevere una scrollata non definitiva, ma importante. Tornano le Alpi e con queste i timori di trovare cattivo tempo. Speriamo bene. Terza e ultima giornata di riposo lunedì 23 maggio e poi sotto con le ultime giornate di gara. I protagonisti per la vittoria conclusiva dovrebbero lasciar fare nelle frazioni Bressanone – Andalo (133 km.), Molveno – Cassano D’Adda (196 km.) e la Muggiò – Pinerolo di 234 chilometri. Finale con una salita, perfetta per chi cerca la gloria di giornata nella tappa più lunga dell’edizione 2016 con i suoi 234 chilometri. Il Giro si deciderà nelle frazioni 19 e 20; Pinerolo – Risoul (Francia) di 161 km. e la Guillestre (Francia) – Sant’Anna di Vinadio di 134 chilometri. Il 99° Giro d’Italia finirà qui, perché l’ultima tappa (uneo – Torino) sarà una passerella di 150 chilometri per trovare l’uomo che tra due anni dovrà difendere – se partecipante – la 100^ maglia rosa della storia.
Le giornate dedicate agli scalatori saranno sei, forse sette, come sette saranno le occasioni per i velocisti. La Cima Coppi di questa edizione pianterà bandiera sul Colle dell’Agnello con 2.744 metri d’altezza. Però tanto di cappello anche al Col de la Bonette che guarda il mondo dai suoi 2.715 metri. La giornata dedicata al cosiddetto ‘tappone’ Alpino vivrà con la frazione che da Farra d’Alpago a Corvara metterà sotto le ruote il percorso della Maratona dles Dolomites, con i Passi Pordoi, Sella, Gardena, Campolongo, Giau, Valparola e con il Muro del Gatto (18%) per un totale di 5.300 metri di dislivello. Mai una corsa aveva totalizzato un dislivello così grande in una giornata di gara. I grandi nomi attesi in Olanda il 6 maggio sono cento e nessuno. Presentare il Giro così presto non da garanzie sui programmi delle squadre che vengono decisi a dicembre. In mezzo a tanti discorsi di circostanza l’unico a parlare chiaro è stato Elia Viviani, con aspettative, per ora senza conferme, che pare riguardino Landa (Sky), Nibali (Astana), Kittel (Etixx), Valverde (Movistar), mentre Contador era presente forse più perché vincitore dell’ultima edizione. Sagan sembra orientato alle classiche, e pare difficile averlo al Giro, anche se i primi dieci giorni di gara non sono così duri. Di Nairo Quintana non si sa niente, Aru pare orientato al tour, mentre Froome non dovremmo vederlo se non forse per l’edizione 2017, che per la sua particolarità (100 candeline) farà probabilmente gola a tanti. Con tante occasioni per le volate Cavendish e Greipel avrebbero di che divertirsi. Tibot Pineaut potrebbe esserci, su Gilbert o Cancellara nessuna promessa. A proposito: sullo svizzero giravano voci di riflessioni sull’ipotesi ritiro. Tutte ipotesi, mezze fantasie, a volte tutte intere per cercare di far girare la voce e aumentare l’attenzione sull’evento già dai primi mesi del prossimo anno. Il marketing spesso prende vita proprio con la stampa. D'altronde, con una presentazione così anticipata – al Giro mancano ancora otto mesi! – non è possibile chiedere ad un corridore delle garanzie su quali corse correrà.

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