«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 3 settembre 2015

Tutti giù per terra? Si, ma quà c'è ben poco da divertirsi!

Froome ha dovuto ritirarsi dalla Vuelta causa caduta, come gli capitò al Tour 2014. Non è questione di Froome, ma invece che di Froome ce ne sono dannatamente troppi in questi anni.
Come avere un calcio di rigore a disposizione. Tra ciclisti che si auto-eliminano (Nibali), tra chi con c’è fisicamente (Contador), tra chi non sembra avere la forma del Tour (Quintana), e tra chi cade (Froome), Fabio Aru è nella stessa posizione di Nibali al Tour 2014. Difficile non vederlo adesso come il chiaro favorito per la vittoria finale. Quello che però salta all’occhio di chi ha un pelo di memoria è che negli ultimi anni – giratela e rigiratela come ti pare finché non ti viene il mal di testa – c‘è sempre gente che si ritrova con il sedere sulla strada. Pochi anni addietro, durante un Giro d’Italia, capitava che con due gocce d’acqua i ciclisti finissero spesso col sedere per terra. Qualcuno in quel periodo ipotizzò che sparare nove o dieci atmosfere nelle gomme delle biciclette poteva essere la risposta a quei voli che di pindarici non avevano niente. Oggi la questione assume aspetti un po’ diversi. Questo perché in gruppo sono tornate le gomme da 23 – roba che profuma di anni 60’/70’ – se non da 25. Al Giro si sono viste ruote anteriori da 25, con posteriore da 23. Ma siccome non si è qui per questionare sulle ruote moderne, limitiamoci a dire che con ruote da 23 le nove o dieci atmosfere non centrano più, proprio perché i ciclisti cercano il comfort delle 7barra8 atmosfere massime. Certo oggi le strade sono più complicate nel loro disegno, specie nelle zone urbane, ma certi voli capitano ormai ovunque. L’impressione è che le biciclette siano arrivate in mano a una generazione ciclistica che non sa prendere misura. Alla fine del decennio scorso s’iniziò a chiedersi se le radioline non rovinassero lo spettacolo. La tesi difensiva di chi le voleva mantenere, era che in caso di finali pericolosi potevano essere di aiuto anche a chi organizzava la corsa stessa. Ma siccome qui le cadute capitano anche a decine di chilometri dalla linea bianca, il finale di gara centra zero. Altri invece affermano che se un ciclista sta ascoltando con attenzione quello che in quel momento gli viene detto via radio, non ha più la totale concentrazione alla guida del mezzo, la bici, e i riflessi sono automaticamente rallentati. Come scritto sopra possono esserci cento pareri diversi e tutti possono esser buoni. L’unica cosa certa è che le cadute in queste ultime stagioni sono una cosa continua e sempre più presente, deformando come forse mai prima le classifiche delle gare, e senza fare più così tanto clamore come poteva capitare in passato.

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