«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 1 luglio 2015

Luglio; l'editoriale

La disfida ciclistica dell’imminente Tour non è solo un duello sportivo contro l’atleta che ha vinto l’ultimo Giro d’Italia, ma di un ciclista che sfida il ciclismo programmato.
“Christopher Froome pedala da mesi solo per il Tour, Vincenzo Nibali pedala da mesi solo per il Tour, Nairo Quintana pedala da mesi solo per il Tour. Ecco perché se da un lato c’è il fascino della doppia ricerca di vittoria Giro/Tour che Contador non ha mai nascosto, dall’altra ci saranno tre atleti di altissimo livello che non avranno appigli se l’iberico dovesse riuscire nel colpo grosso. Da diversi mesi il trio Quintana-Nibali-Froome si allena, pensa, pedala e programma ogni settimana di ogni mese cercando la vittoria francese. Dall’altra Contador che non ha niente da perdere dallo sfidare questi tre atleti che arrivano in Francia certamente meno logori, e che di certo non avranno paure su un eventuale calo nella terza settimana, quella che potrebbe essere eventualmente letale per lo spagnolo dal punto di vista delle energie. Sembra di assistere al vecchio ciclismo che cera di contrastare il nuovo ciclismo. Il ciclismo dell’atleta che corre buona parte del calendario e quello che sei mesi prima decide che la sua corsa è quella e non questa e che per questa ci sarà tempo, forse, l’anno prossimo. Per questo vien quasi da fare il tifo per Contador. Se l’iberico dovesse farcela contro tre atleti che si preparano da diversi mesi guardando solo al Tour, sai che smacco per il ciclismo programmato a tavolino?”

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