«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 2 giugno 2015

Giugno; l'editoriale

Un bel Giro, con un vincitore che ha meritato, con buone notizie ‘azzurre’ e con situazioni televisive che all’appassionato informato – e non disposto come ancora troppi a turarsi il naso pur di avere lo spettacolo – forse non sono troppo gradite.
“Tre settimane addietro la speranza – della Gazzetta in particolare – era di vedere un ragazzo sardo che attaccava e sconfiggeva il gigante iberico. Non è andata esattamente così ma Fabio Aru ha comunque chiuso da campione il Giro d’Italia, riuscendo a vincere due tappe in cui era chiamato all’appello. Alberto Contador era troppo per lui. Lo spagnolo – che ha vinto il Giro quasi da solo vista la pochezza della sua Saxo in molti momenti della corsa – ha patito (caduta a parte) una sola giornata dura, la penultima, l’ultima veramente faticosa con il Colle delle Finestre che lanciava il gruppo verso Sestriere. Aru ha fatto tutto quel che poteva, l’Astana ha fatto lo stesso, la differenza è stata data dal fatto che Contador non ha vinto sette-barra-nove Grandi Giri per Grazia ricevuta. È riuscito ad amministrare nel finale una vittoria costruita con la pazienza nei primi dieci giorni, con una botta pesante agli avversari nella maxi-crono di Valdobbiadene, e con la testa nei tre chilometri finali del Colle delle Finestre dove ha patito stanchezza. È stato un Giro dove sono mancati diversi protagonisti, anche se attesi a ruoli diversi. Uran non è mai stato in corsa e il ‘Ciccio’ tanto simpatico a Peppa Pig sarebbe ora ridesse di meno e ‘menasse’ di più. Richie Porte è riuscito a cadere senza spiccare mai il volo, forse capendo che quando non ne hai più, non ti cambia dormire da solo in un Motor-Home simil sala operatoria. Cunego ha fatto parlare di se per essersi sfasciato una clavicola, Basso per farsi vedere in difficoltà ad ogni salita o quasi. Però ci sono state buone notizie per il CT Cassani; Aru non parrebbe un fuoco di paglia, se Dio vuole Viviani e Modolo potrebbero essere usciti dal novero dei vincitori di febbraio e Ulissi non ha dimenticato come si vince. Siamo all’incirca nella stessa situazione di un anno fa, ma quest’anno la situazione sembra intavolata in maniera migliore. Note stonate arrivano dalla RAI, dove Cipollini continua ad essere trattato come se alcune tabelle spagnole non fossero mai esistite, e sarebbe gradito che Re Imbroglione prima di andare a fare il chiacchierone in tivù, lo facesse anche in altri ambiti dove avrebbe ben altre risposte da dare nei confronti di quattro pagine Gazzetta tutte per lui uscite due anni fa. Un’altra nota che riguarda sempre la RAI. Due anni addietro Savoldelli (noto smemorato colpito l’anno scorso dal virus denominato “Procura Anti-Doping del CONI”) definì assurdo che l’UCI avesse vietato l’assunzione di sostanze di recupero tramite iniezioni. In questo fu allora idealmente abbracciato da Suor Alessandra nota smemorata su questioni doping. A distanza di tempo non pare che vietare flebi di sostanze di recupero da ficcare in vena abbia provocato morti e feriti. Mentre di morti se ne contano con il doping, e con l’omertà per proteggere lo spettacolo.”

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