«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 5 maggio 2015

Pronti al Giro!

C’è l’iberico che cerca gli ultimi grandi allori, il ragazzino predestinato, il sudamericano tosto e il figlio della Regina, forse all’ultima occasione per fare il grande salto. Saranno questi i protagonisti del Giro imminente?
Che ci porta maggio?: “L’allergia al primo taglio del fieno” direte voi. Qualcun’altro penserà alle rose, alcuni al Giro d’Italia, altri (quelli più sensati) ai primi gelati. Così, mentre le Ardenne portavano appresso a se tutta l’attenzione, il baraccone di rosa dipinto lavorava ai dettagli: dal bidone di nero per i capelli di un certo CT nel caso passasse dalle loro parti, alle domande preconfezionate di Suor Peppa per la felicità di Conti che potrà così raccontarci di Balmamion, De Vlaeminck, Massignan, Argentin, Hinault, con qualche puntatina verso Moser, Van Looy; Poulidor, Pambianco e Nencini. Poi trovi Contador che ormai deve calibrare i colpi mai così bene, visto che gli anni migliori sono passati e la classe perde colpi quando la salita della Carta d’Identità ti si para davanti. Contador cerca l’accoppiata Giro-Tour. Non impossibile ma difficile, più che difficile, difficilissima, specie in quest’epoca meno EPOcale di quelle precedenti, dove i ciclisti scalavano il Poggio con quasi un minuto in meno rispetto ad oggi. Preoccupante a pensarci, spaventoso nel sapere che non sono balle ma numeri di un cronometro. Contador ha la testa ancora sveglia, lo spirito è ancora cattivo, la voglia di rifarsi in questa sua seconda parte di carriera è potente. Ma se sta inseguendo se stesso ha già perso. In ammiraglia Tinkoff non ci sarà più Riis. Il danese era tra i migliori nel suo ruolo, ma l’aria diventa più respirabile. Chi vorrebbe smettere d’inseguire è Rigoberto Uran-Uran, che forse un giorno spiegherà che diavolo se ne fa di due cognomi fotocopia. Nel 2013 ha dovuto fare da gregario a Wiggins, che poi ritirato gli ha dato la possibilità di giocarsi il Giro. Nibali ebbe la meglio, e probabilmente l’avrebbe avuta ugualmente, ma la curiosità su di un allora Team Sky per Uran (Uran) fin dall’inizio non avrà mai risposta.
Parlando di risposte, chi le cerca pesanti è Richie Porte che arriva dal Giro del Trentino come vincitore, cercando sulle nostre strade lo slancio per il grande salto, quello che ti cambia la carriera, quello che ti racconta che vincere una corsa di quattro giorni e provare a vincerne una di tre settimane è come passare dal giorno alla notte, da Chopin ai Sepoltura, dalla Manor alla Ferrari. Che squadra avrà al Giro il buon Porte? Froome pretenderà per sé la miglior formazione Sky possibile per la Francia? Probabile, forse sicuro. Come sicuro è il fatto che l’Italia spingerà Aru, che la stampa (Gazzetta su tutti) non aspetta altro Aru e Contador a darsele di santa ragione, che Astana vuole capire quanto vale Aru come capitano, che forse tra Aru e Nibali ci sarà una situazione simile a quella di Basso e Nibali? Il talento e il campione. A Nibali fece benissimo la convivenza con Basso, e l’allora dirigenza Liquigas lo fece crescere in maniera perfetta. Di Basso si diceva fosse un predestinato per i grandi giri e videro giusto, di Nibali si disse lo stesso e gli sta andando anche meglio che al varesino (oggi gregario di Contador), di Aru si dicono le stesse cose. Poi ci sarà Ulissi che al Giro 2014 ha vissuto l’ultimo momento di vera felicità ciclistica. Ci sarà Cunego che al termine del Giro dell’Appennino – con lui che faceva l’indiavolato nel finale di gara, una roba che da anni non vedevamo da parte sua – ha detto chiaro che viste le sue deludenti prestazioni negli ultimi anni sarà meglio volar molto bassi all’inizio. E poi l’Italia del Giro, la cosa migliore in senso assoluto. “Ombre,…vamos!” direbbe Contador.

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