«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 3 aprile 2015

"Cara UCI ti scrivo, così mi distruggo un po'....."

Una lettera indirizzata all’UCI per chiedere a quest’ultima di credere nella sua onestà di persona e di sportivo. Così lo ‘squalo’ sta cercando di evitare la revoca della licenza World Tour per il Team Astana.
Stralci del documento sono stati riportati dalla ‘rosea’ su articolo a doppia firma Claudio Ghisalberti e Luca Gialanella. Il capitano dell’Astana (foto; strettoweb.com) deve tornare a metterci la faccia per salvare il sedere al suo boss. In una missiva che l’atleta ha inviato all’UCI sottolinea la sua posizione di “simbolo universalmente riconosciuto” nel contrastare il doping. Altro punto, di come l’Astana stessa consideri importante avere nel siciliano “un atleta di questo livello sul piano etico”. Poi il tono diventa più tecnico con un’opinione sulle carte del processo di Padova (oltre 500 pagine!) che non possono a detta dell’isolano “essere utilizzate. Gli atti non sono ancora stati portati all’attenzione di un tribunale” quindi “tutta l’inchiesta è ancora ad uno stadio precoce”. Che la carriera di Nibali sia esente da positività o guai doping fin’ora è un fatto, e quindi non sussiste nessuna benedetta discussione sul discorso dell’atleta “universalmente riconosciuto”. Viene però da domandarsi proprio per questo del perché Nibali non abbia cambiato aria, visto che le squalifiche doping e le frequentazione con Ferrari di Vinokurov sono anche quelle robe universalmente riconosciute, e da un bel pezzo. Sul discorso del “piano etico” il boss di Vincenzo sull’etica non potrebbe tenere lezione nemmeno all’asilo, e cosa ci sia di etico a tenersi uno così in ammiraglia nessuno se lo domanda in Astana? Ma quello che fa girare le scatole è che l’italiano debba continuare a metterci la faccia per salvare il sedere a un ex dopato che fin dall’inizio della sua carriera manageriale era visto come fumo negli occhi, e dimmi tu se dev’essere proprio Nibali a riempirlo indirettamente di onori, gloria e soldi. Senza dimenticare la ‘bazzecola’ di 5 positività di atleti Astana nella stagione precedente. Che Nibali abbia tre milioni (forse di più) di buoni motivi annui lo si può capire, ma non condividere all’infinito.

2 commenti:

max ha detto...

L'Astana secondo me, non e' il diavolo che molti vogliono dipingere.
Lei parla del rapporto Vino- Ferrari come se fosse un legame esclusivo.Invece da Ferrari ci andavano atleti di altre squadre, Liquigas compresa.Il passato di Vino e' uguale a quello di Basso, per fare un nome, entrambi figli del ciclimo dell'era Amstrong.Eppure Basso e' stato riaccolto dal mondo del ciclismo senza troppi perche'.
Senza contare che l'inchiesta di Padova risale al 2012, anno in cui, una nota squadra inglese dominava il tour con due suoi portacolori britannici.Peccato che al tempo, il medico sociale,fosse un dotttore in seguito radiato, dicasi radiato per doping..Ma di questo e' meglio tacere e far finta che il male sia l'Astana. Soprattutto perche' con quella squadra, in apparenza linda e pura, collabora il figlio del capo dell'UCI.Tralascio tutti i sospetti che questo si porta dietro,anche alla luce di certificati medici un po' torbidi,sniffate di Ventolin durante la corsa, studi su valori ematici sballati di qualche suo corridore.
Questo per dire che Nibali, se avesse voluto scegliere privilegiando l'etica, avrebbe avuto le sue belle difficolta'..

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...

Precisare che da Ferrari ci fosse la fila è giusto. E la fila non riguardava solo la bicicletta. Ma si cominci da qualche parte. Sulle 'sniffate' di Ventolin durante la corsa (mi pare di Froome) ne venne data notizia ma poco rilievo rispetto ad altri.
Sulla trasparenza per l'appunto di Sky non so se si possa definire tale, visto che proprio i britannici sono blindati anche per sapere quando i loro atleti si soffiano il naso.