«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 23 marzo 2015

Affascinante perché imprevedibile? Bene, allora cambiamo Sanremo, grazie.

Ma che bello il tracciato classico della Sanremo, se non fosse che nelle ultime due ore le emozioni sono state date per disperse. Se i momenti topici del ciclismo sono quando vedi dei corridori schiantarsi contro un muretto, no grazie cari esperti di ciclismo. Il teatrino di Suor Peppa De Stefano è ormai pallosamente noto. La regola è semplice: vagonate di retorica, scriversela, cantarsela e suonarsela. Così, mentre al telespettatore si raccontava dei fiacchi piazzamenti in carriera di Martinello nella classica lombardo/ligure, e mentre non avendo niente da far vedere Pancani e la suora andavano in estasi totale per la ‘novità’ tecnologica in HD applicata alle immagini rallentate, la Milano-Sanremo andava verso il traguardo aspettando il benedetto Poggio. Le uniche emozioni che quest’ultimo ha regalato – anzi che gli ultimi 70 chilometri della Sanremo hanno regalato al telespettatore – sono state le cadute di Gilbert, Ciolek (il vincitore con la neve di due anni fa) Stybar e dell’iridato Kwiatkowsky nell’ultima picchiata. E prima una brutta caduta di altri ciclisti scendendo dalla Cipressa. Com’era prevedibile – e come un tal Cancellara Fabian aveva detto due giorni prima – anche stavolta era da vedere come sarebbe stato il tempo. Nel senso che una Sanremo sotto al sole, sul tracciato classico – quello che eccita da matti Beppe Conti che ogni anno può tirar fuori l’ennesimo racconto sulla vittoria di Saronni nell’83 – diventa una corsa che difficilmente può uscire da un andamento monocorde, prevedibile, quasi scontato, suor alessandresco. Cosa puoi chiedere a 3.710 metri di salita da 30 km/h di media com’è il Poggio, dove il tratto più duro (duro?) viene fatto a 20 orari (100 metri)? Che razza di emozioni trovi in una salita in cui gli atleti devono tirare il freno per affrontare certi tornanti? Inutile menarcela sempre con il fatto che la Sanremo è affascinante perché imprevedibile. Se dopo 293 chilometri di gara sono ancora tutti assieme, dove sono le difficoltà che fanno vedere veramente chi ne ha di più, o ha le palle più grosse degli altri? Allora evviva la Strade Bianche dannazione!

Nessun commento: