«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 17 marzo 2015

Abbiamo trovato uno con le p***e?

Ok, adesso uno potrebbe pensare che qui si mette ancora in discussione un atleta che ha vinto un Giro l’anno scorso a 24 anni e alla prima partecipazione, ch’è stato maglia bianca al Tour 2013 arrivando 2° nella generale a 23 anni e s’è appena portato a casa una Tirreno-Adriatico dopo il 2° posto del 2014. Tutt’altro. Stai a vedere che stavolta un colombiano con le palle è saltato fuori davvero. Si, perché la storia ciclistica è stata piena di sudamericani volanti in salita, che in discesa erano una bestemmia del Signore, e che quando erano ad un passo dal famoso salto di qualità saltavano per aria, oppure di lì non si smuovevano, iniziando a cambiare squadre come calzini, finché non sparivano e per ritrovarli dovevi tornare dalle loro parti e scoprirli come corridori pagati a cottimo in squadre di secondo piano a livello nemmeno internazionale. Storie simili abbracciarono Leonardo Sierra negli anni ’90, o Josè Rujano nel decennio scorso. Quando erano ad un passo dal diventare atleti top, si trasformarono in ciclisti flop. Adesso la musica pare cambiata grazie a questo sudamericano che la vede semplice; “Se sei un leader devi avere la testa forte in ogni clima”. Atleta che nell’arco di tempo che gli ex ciclisti sudamericani impiegavano per diventar famosi, e per vincere qualche tappa, lui ha già vinto più di tutti loro. Fatto sta che in cinque chilometri impegnativi ma non tremendi per pendenze Quintana ha dato un minuto a Contador, e altrettanto ad Uran Uran e Rodriguez. D’accordo che dietro si guardavano un po’ tutti e nessuno voleva portarsi appresso l’altro, ma Quintana è stato l’unico ad accettare di prendersi il rischio di perdere la tappa per provare a vincere la corsa. Perché Quintana pare avere una cosa diversa dai suoi connazionali: la testa di chi vuol vincere e non solo scappare dalla miseria.

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