«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 11 dicembre 2014

Quando una 'vittoria' non fa fare troppi sospiri di sollievo.

PUNTO UNO; la Gazzetta riporta di un brindisi a champagne nel ritiro Astana. Strana reazione per un gruppo di atleti che nei giorni scorsi si definivano “tranquilli” per bocca del suo capitano. L’UCI ha dato il via libera all’Astana come formazione World Tour di prima fascia e relativo accredito. La squadra verrà tenuta d’occhio in maniera particolare, ma nel concreto il boss Vinokourov è riuscito a salvarsi per il buco della serratura. Come non si sa, e forse non si saprà. La Gazzetta porta avanti il discorso che sia stato Nibali a salvare la squadra, grazie a risultati costruiti senza ombre al riguardo. Forse è davvero così. Quindi l’onestà sportiva di Nibali val più della disonestà di cinque atleti dopati nell’arco di un’anno? L’impressione è che l’UCI abbia dovuto calar le braghe davanti alla montagna di soldi che Astana può riversare nel ciclismo; 1) una prima squadra elite di prima fascia (con due dopati appresso e un’altro strano passaporto biologico); 2) una seconda squadra di atleti giovani (con due dopati anche là); 3) una squadra elite femminile (e speriamo non seguano l’esempio). Anche la formazione italiana della Neri, guidata da Luca Scinto, ha avuto via libera per la licenza ‘Professional’. Con tre dopati in due stagioni Scinto farebbe meglio a comprarsi un paio d’occhiali grossi così, oppure facesse altro, perché di costruire squadre non par troppo capace, soprattutto sul piano umano. PUNTO DUE; Quando il nostro corridore numero uno firmò il (ricco) contratto con l’Astana, sapeva bene con chi, e soprattutto per chi andava a correre. È inutile che Nibali cerchi ancora salti di acrobatica diplomazia dialettica per cercare il maggior distaccamento d’immagine possibile da ciclisti in orbita Astana, dicendo che quelli ‘beccati’ nell’altra squadra non sono suoi compagni di squadra, ma di una formazione che possiamo definire una specie di junior team. Ed è inutile che quando parla delle magagne dei fratelli Iglinskiy le racconti come di questioni “di famiglia” e che quindi non riguardano l’Astana. Con cinque atleti dopati nell’arco di un’anno (e cioè tanta roba!) solamente la De Stefano nella consueta versione Suor Peppa Pig potrebbe fare finta di niente, sbandierando la solita canzoncina da Zecchino d’Oro “Siamo una grande famiglia, trallallero-trallalla!” di Cipollini-Savoldelli con il Piccolo Coro degli opinionisti di Radiocorsa a fare da sottofondo. Nibali con l’Astana ha trovato soldi (tanti), ha trovato successi (quelli che da sempre sognava), adesso non cerchi guai. Uno stipendio come pochi, forse come nessuno, non vale un’immagine di squadra che da un pezzo si sta ormai corrodendo. L’Astana si è ritrovata in questa situazione per pesanti questioni doping, non per bazzecole. Adesso anche i giornalisti televisivi di fronte ad un’evidenza che sarebbe stato imbarazzante continuare a (volontariamente) non mettere in risalto, ‘scoprono’ che Vinokurov ha un passato scomodo, correlato in maniera pesante al dottor Ferrari. Nibali la smetta di sopportare la puzza ad ogni costo. Se invece vuole continuare a farlo, avendo passato da un pezzo i 15 anni capisca che un ciclismo che vuol darsi una vera ripulita non può fare eccezzioni dal punto di vista della simpatia. Che tu sia italiano o meno.

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