«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

sabato 1 novembre 2014

Novembre; l'editoriale

12 mesi fa avevamo un fuoriclasse tutto nostro con poca Italia dietro di se. A cronometro avevamo Malori e poi il vuoto. La nazionale vinceva medaglie, ma con le donne. È passato un’anno. Davvero?
“La prossima stagione ciclistica ci regalerà più del solito l’immagine delle orecchie a sventola iridate di un polacco dal cognome che a pronunciarlo a voce alta ricorda uno starnuto. Ma avremo anche un ciclismo nostrano che ripartirà da dov’era ripartito a febbraio. Perché se da un lato abbiamo avuto un Aru in più, dall’altra abbiamo avuto un Moser in meno, e se da un’altro angolo vediamo talenti che possono far bene, dal punto di vista dei tecnici che devono farli crescere siamo sempre ancorati a troppa gente “anni ‘90”. Tra le squadre di vertice ci resta la Lampre (che ‘ovviamente’ ha licenza svizzera) e per il resto compianti e sospiri. Il miglior italiano in una classica monumento è stato Caruso, arrivato 4° alla Liegi. Per il resto i nostri cacciatori di classiche sono vicini all’estinzione ciclistica. Nelle corse ‘pesanti’ di questi anni puntavamo su Ballan e Pozzato. Il primo (ultimo vincitore dei nostri al Fiandre) ha probabilmente finito la carriera in primavera grazie alla bella pensata di ‘ozonarsi’ il sangue per guarire prime dalle magagne di salute, il secondo (ultimo vincitore dei nostri alla Sanremo) dovremmo ritrovarcelo presso una formazione di secondo piano dopo l’ennesima stagione deludente, Cunego (ultimo vincitore dei nostri al Lombardia) si trova nella stessa situazione del vicentino ed ha scelto un gruppo da cui sono usciti tre dopati in due stagioni. Atleti tutti italiani, alla faccia di Suor Alessandra, per cui l’unico uomo dopato della storia è Armstrong, e del suo amicone Scinto che rimpiange il suo amato ciclismo antico, di cui invece si farebbe volentieri a meno. Ulissi non ha potuto fare i Mondiali per una positività ancora da spiegare per bene, e Nibali pare continui con Astana che in meno di un mese ha totalizzato tre atleti dopati e ora rischia la licenza UCI World Tour. A cronometro meglio non togliere Malori sennò siamo una pena (anche a livelli giovanili perché al momento non abbiamo atleti per il futuro e tecnici che seguano la specialità), mentre nel pedale rosa le ragazze hanno ancora evitato una bacheca ‘vergine’ alla nostra Federciclo con un’argento e un 4° posto che almeno a differenza dei maschi ci ha tenuti in corsa per il podio fino a 100 metri dal traguardo, mentre tra gli elite uomini ci siamo ritrovati spuntati nel momento decisivo con le speranze iridate attaccate alle gambe (esauste) di De Marchi, che forse è stato un puro caso si sia trovato ad essere l’uomo dell’ultimo giro di corsa. Però una buona notizia c’è: la stagione è finita.“

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