«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 19 novembre 2014

Il ciclismo davanti al caminetto (3^ p.)

Avere una cultura, un’istruzione, una preparazione riguardo a quello che fai. Una marcia in più in tante cose che un tempo, nel ciclismo, era un’optional. Eppure oggi vi sono nomi eccellenti che….
Dal mese di settembre, il ciclista veronese Damiano Cunego si è iscritto alla facoltà universitaria veronese di Scienze Motorie. Una scelta che guardata dal punto di vista del panorama ciclistico di casa nostra è roba poco sentita in giro. Fin’ora erano ben pochi i ciclisti nostrani ch’erano conosciuti per questioni di studio e competenza in qualche campo. Marco Pinotti (ex BMC, oggi ex ciclista) in primis e poi Domenico Pozzovivo (Ag2r) che, da sempre appassionato di meteorologia, al riguardo viene puntualmente preso per il sedere dai giornalisti nostri al Giro, che probabilmente credono che il ciclista moderno sia rimasto al vecchio; “Sono contento di essere arrivato uno”. Un tempo vi era lo scomparso ciclista transalpino Laurent Fignon, detto ‘il professore’ per la sua consuetudine nel portarsi appresso libri su libri dedicati a grandi personaggi della cultura antica. Uno che quando voleva faceva capire di avere più cervello e cultura di chi lo stesse intervistando. Fatto sta che nel caso del sopraccitato Cunego, il desiderio di restare a lavorare a carriera finita nel settore ciclistico tra pochi anni – il suo contratto con la Nippo è valevole due stagioni – contrasta (per fortuna!) con esempi d’improvvisati preparatori atletici come Michele Bartoli (noto preparatore sportivo), che – a suo tempo – senza nessuna esperienza al riguardo e senza nemmeno il patentino di 3° livello come DS, si prese a carico alcuni atleti Lampre (perché solo alcuni lo sa solo lui) da seguire nella preparazione atletico/ciclistica. Vai a sapere se aveva qualche foglio di carta certificato da chi di dovere per attestarsi a tale ruolo, ma per quello probabilmente c’era sempre tempo, e intanto era già stato inserito nell’organigramma come responsabile della preparazione – per l’appunto – di alcuni atleti. Tutto questo permesso da una legislazione sportiva che in Italia dava via libera nel ciclismo per questo e altro (vedi il ‘vecchio’ caso del medico di squadra per gli juniores). Se da un lato c’è la possibilità che in Italia la competenza possa trovare finalmente spazio, rispetto all’estero l’italica tradizione di essere arrivati sempre dopo è ancora fieramente rispettata. Il campione del mondo 2014 Kwiatkowsky è uscito da uno di quei licei del ciclismo che nella sua Nazione, la Polonia, costruiscono delle basi culturali legate alla disciplina sportiva, che in Italia ci sogniamo. Ma come l’iridato abbiamo altri ciclisti di primo piano ad avere una base che non sia solo di chiacchiere. Rafal Majka e due atleti della ex Cannondale: Macej Bodnar e un tal Sagan Peter sono usciti da uno di questi licei dello sport. Una curiosità: sulla ‘bacheca’ internet della scuola che hanno frequentato, ci sono degli aggiornamenti riguardo ai risultati sportivi di questi atleti, per far capire ai ragazzi che ancora vi studiano che forse vale la pena passare per un percorso di studio di quel tipo. Noi la ‘bacheca’ l’abbiamo ogni maggio al Giro d’Italia dove Suor Alessandra invita davanti alle telecamere ex ciclisti “amici della grande famiglia del ciclismo” che al momento di uscire dal gruppo avevano patteggiato squalifiche causa magagne sull’argomento doping, ma a causa probabilmente dei famosi ‘tempi televisivi’ per Peppa Pig non vi è mai tempo per ricordarlo all’appassionato seduto in poltrona in quei momenti.

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