«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 13 ottobre 2014

Il bivio (per l'isola che non c'è?)

Dopo due stagioni fiacche, deludenti, zoppicanti, inconsistenti, grigie, l’ex “bocia” di Cerro Veronese cambia bandiera. Fuga dall’universo Lampre o scatto d’orgoglio?
Il nome dovrebbe essere Team Nippo-Vini Fantini e potrebbe rappresentare la rinascita o l’inizio del tramonto ciclistico di Damiano Cunego. Con l’inizio della stagione 2015 il veronese toccherà i 34 anni d’età, dopo diverse stagioni in cui ci è parso impossibile che in tante troppe corse, avessimo davanti un’atleta che dieci anni addietro era considerato uno dei più forti (e al tempo giovani) talenti ciclistici a livello mondiale. Damiano è l’ultimo vincitore italiano del Giro di Lombardia (2004, 2007 e 2008) e di lui si sono scritte tonnellate di roba, anche su questa pagina web, e nelle ultime stagioni spesso in maniera fortemente negativa. A meno che Cunego non si riveli un’atleta dalla longevità ciclistica molto spiccata (Voigt, Basso, Horner, Rebellin) questo cambio di casacca non è certo improntato a chissà quale seconda parte di carriera. A livello di risultati Cunego è da due stagioni sotto ogni aspettativa. Questo porta inevitabilmente al fatto che anche dal punto di vista dell’immagine, della caratura dell’atleta, l’italiano sia ormai un nome di secondaria importanza nelle corse più importanti. Come il lussemburghese Andy Schleck, gli alti (pochi) e bassi (troppi) dell’ex Lampre sono stati una costante delle sue ultime stagioni.
Condannato – ciclisticamente parlando – dalla vittoria al Giro 2004 (foto in alto) esce dalla Lampre in un periodo in cui il GS italiano è implicato nella silenziosa burrasca burocratica per l’inchiesta doping di Mantova. Tra i nomi Lampre che dovrebbero rispondere alle domande degli inquirenti c’è anche quello di Cunego – oltre alla maggior parte degli atleti, big e gregari, che vi hanno corso nella seconda metà del decennio scorso – e tenendo conto della velocità della burocrazia giudiziaria italiana, non è da escludere che tra il 2020 ed il 2075 dovremmo saperne di più. A parte il fatto che da parte Lampre vive l’italica speranza chiamata archiviazione per decorrenza dei termini, dal punto di vista sportivo la scelta di Cunego è chiaramente improntata all’uscire dal ciclismo più importante. La formazione Nippo-Fantini non può certo sperare di gareggiare in classiche del nord, o grandi giri esteri. E per Cunego scegliere una squadra di secondo piano era forse l’ultima possibilità di tornare ad essere un uomo di riferimento, dentro un gruppo (Fantini) che probabilmente concentrerà la sua stagione verso corse come la Tirreno-Adriatico, il Giro d’Italia, con la speranza di strappare una possibilità per la Sanremo o qualche altra classica estera di seconda fascia. Viene in mente Basso, che ha scelto di chiudere come gregario ben pagato in una squadra di vertice, mentre Damiano come uomo di punta (pagato certamente molto meno) in una formazione di seconda fascia, forse per capire se la sua personale l’isola che non c’è sia solamente una canzone o un qualcosa che gli riporti concretamente il sorriso.

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