«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 8 settembre 2014

Contador vicino a una vittoria da ricordare.

Un mese fa la sua stagione sembrava finita. Addio Vuelta, addio Mondiale. Una tibia frantumata in un ‘volo’ che mai potremo vedere, perché nessuna ripresa televisiva era in azione in quel momento durante quella 10^ frazione del Tour, e dopo essersi rialzato è risalito sulla sua Specialized per 10 chilometri vissuti con un male d’inferno per sperare nell’impossibile. Poi la resa, colorata di un bendaggio rosso sangue sulla gamba destra. La caduta al Tour pareva un amaro sipario da sopportare. A distanza di poche settimane Alberto Contador allunga le mani sulla Vuelta, e se dovesse portare a casa la gara di casa, sarebbe forse una delle affermazioni più belle tra quelle raccolte fra Italia, Spagna e Francia, sempre ricordando il Giro ed il Tour cancellati per la bistecca più famosa della storia del ciclismo. Per quanto sempre coi migliori, Froome non ha mai fatto vedere i numeri del Tour vinto l’anno scorso, e vai a sapere se i ‘postumi’ dell’idea di ciclismo del Team Sky non si siano fatti sentire in questa stagione, come fu con Sir Wiggins l’anno scorso. Ed in quanto a Valverde, beh, il ciclista butta-mondiali sembra destinato ad accarezzare le occasioni che valgono una carriera, per poi farsele scappar via (vedi l’ennesimo Mondiale nel 2013 e l’ultimo Tour). D’altronde Valverde non è più negli anni migliori della carriera guardando ai grandi giri, com’anche lo stesso Contador che ormai non avrà più molte ‘primavere’ a disposizione per rendere ai livelli che sta portando avanti. Intanto però ha la possibilità di ficcarsi in tasca un’altro grande giro. Per uno che secondo molti (leggi: tutti) non poteva nemmeno sognarsi di correre la corsa che ora può vincere non c’è male.

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