«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 1 agosto 2014

Agosto; l'editoriale.

“Queste righe avrebbero potuto veder luce quasi quindici giorni fa. Ma per rispetto verso i ‘contendenti’ giusto attendere. Con Nibali ha vinto il più forte? Probabilmente si, ma se non possiamo avere certezza che lo sia – causa i ritiri inattesi di Contador e Froome – certamente si è imposto il migliore di queste ultime stagioni per vittorie e posizioni a podio. Dal 2010 (il podio a Verona) a oggi (il giallo a Parigi) Nibali è migliorato costantemente. Quando ha affrontato Contador e Froome l’anno scorso alla Tirreno-Adriatico è arrivato (vincendo) davanti a entrambi. Fino a quando questi ultimi erano in gara in questa edizione del Tour è arrivato sempre con loro, spesso prima di loro. Lasciamo la retorica agli esperti televisivi. Nel concreto, non poteva Nibali bruciarsi un’occasione come questa. Forma fisica perfetta, squadra diligentemente unita, avversari principali usciti di scena, e gli altri che tra nomi che stanno iniziando la discesa (Valverde) e altri che campioni forse lo diventeranno, la caratura dell’italiano al momento se la sognano. Emerge l’amarezza che questa vittoria farà risplendere uno come Vinokurov di luce riflessa, quando le luci su di lui sarebbe stato più rispettoso per gli appassionati veri (e non i fanatici che accettano di tutto pur di avere lo spettacolo) che venissero spente da un pezzo. Dispiace che la vittoria di Nibali andrà a portare ancora gloria e applausi a un falso come il kazako. Uno che come Riis – che nel 1996, raffrontandolo con il siciliano, vinse con quasi 3’ minuti in meno sull’arrivo dell’Hautacam. Robe da sudori freddi a pensarci! – il ciclismo non dovrebbe nemmeno più frequentarlo, ma questo dimostra come i miliardi dell’Astana rendano la puzza sopportabile a tutto l’ambiente. E dispiace che, a quanto pare, Nibali resterà proprio con all’Astana. Nibali non ha vinto, ha stravinto la gara francese. Al contempo però gli avversari ch’erano rimasti in gara non hanno mai dimostrato di poter contendere la vittoria all’isolano. Non vi è paragone, al momento, tra l’Italiano e gli altri. È stata una vittoria che l’Italia aspettava dal 2006, quando pareva che Basso potesse riportare il giallo in casa nostra. Dietro a Nibali cos’abbiamo? Quasi il vuoto. Il ricambio generazionale è iniziato quest’anno al Giro, ma per il momento certezze poche. Una di queste ha appena vinto il Tour, un’altra (Ulissi) è sospettata di doping, un’altra (Moser) è scomparsa quando doveva emergere, e da un’anno sta emulando anche troppo bene Cunego, Pozzato e Basso. Resta Aru, anche lui con Vinokurov, e Visconti che va forte un mese all’anno ed è troppo poco se in quel mese non fai centri importanti. Amen. Chiudiamo con il Giro femminile, cui non frega una mazza quasi a nessuno. Anche tra le ragazze s’intravedono i primi segni del cambiamento. La Luperini ha detto che lascerà il gruppo in maniera definitiva, la Guderzo ha deluso, la Cantele si era già ritirata, la Bastianelli (Marta) vivacchia con tante ombre e poche luci da almeno tre stagioni. Meglio con le giovani, visto che aspettavamo la Longo Borghini ed è stata la migliore delle nostre, si sperava di rivedere la Berlato e così è stato (e la rima non c’entra), la Scandolara dimostra che con un po’ di testa e pazienza in più potrebbe fare molto meglio. Il pubblico ha dimostrato più attenzione rispetto al passato, con presenze più sentite a bordo strada. Niente di esaltante, ma parliamo di ciclismo femminile, roba che in Italia viene da sempre trattata a calci nel sedere. È stato un buon luglio, sorrisi kazaki a parte. Adesso inizia il lungo avvicinamento iridato.“

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