«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 1 luglio 2014

"...e straniera sarai nella tua dimora..."

Le migliori cicliste delle migliori squadre con le migliori intenzioni. Tradotto: 25° Giro d’Italia femminile.
Un caldo pomeriggio di maggio. L’ormai leggendaria signora Maria accende la televisione, anche se di ciclismo non capisce un benedetto zero da sempre. Intanto ripulisce i pisellini per la cena, quelli presi dall’orto. Maggio è stato non troppo caldo e spesso piovoso. Saranno teneri, quasi dolci. In tivù una tizia dice che se pensi una cosa non puoi restartene seduto dove sei ma devi alzarti e cambiare posto. Allora Maria ci capisce ancora meno perché il gioco dei 4 cantoni non l’aveva mai visto alla televisione. Mario invece dormicchia sulla poltrona. Si sveglia per guardare la tappa, destato dalla sedia che Maria ha spostato per sedersi. Sono loro l’Italia del Giro, Maria e Mario. Quando a Luglio l’Altro Giro prende il via, vedi gli avanzi di quell’Italia. I più grandi scrittori e giornalisti italiani del ‘900 hanno scritto del Giro. Ma dell’Altro Giro poca roba, forse niente, probabilmente mai. Qualcosa di Alfonsina Strada, ma poco. La ciclista italiana più famosa, che forse le cicliste attuali manco sanno chi fosse. Il sudore della donna non da spunti, emozioni, non regala storie, illusioni? Pare di no. Soltanto somma felicità tra due lenzuola? Pare di si. Esistono battaglie infinite che costano care senza dare mai dei veri vincitori. Cosa manca a queste ragazze per guadagnarsi uno sguardo? Risultati? Balle. Quando hai una categoria che nell’ultimo decennio ha vinto nel mondo più di tutte le altre? Potremmo far vincere cinque Mondiali filati a cinque atlete diverse, e saremmo (in pochi) ancora qui a chiederci come mai una prova di Coppa del Mondo – l’unica italiana – viene mandata in onda alle 22:00. Questo Altro Giro vive a cavallo di quattro decenni. Nasce negli anni ’80, precipita e rinasce nel decennio successivo, cresce a livello internazionale nell’ultimo, ed in questo cerca di tenersi a galla come una casa costruita senza le fondamenta, che devi puntellare di continuo per non vederla venir giù al primo temporale carogna. In questi anni se ne sono lette di tutti i colori e se ne sono viste di peggiori. C’è quello, quella, o quelli, che lo difendono ovunque e comunque, preferendo aggiungere puntelli piuttosto che costruire fondamenta. Obbedir tacendo e tacendo morir? Meglio avere una bella tenda piuttosto che una brutta casa? Pare di si, perché se oggi c’è la crisi anche se quando quest’ultima non c’era la storia era uguale.
Intanto questo ennesimo Altro Giro si avvicina al suo via. La corsa dell’anno. Come il Tour. Quella che se lo vinci ti cambia una carriera. Come il Tour. Quello che si corre sotto il sole rovente di luglio. Come il Tour. Ma fallo capire a quelli (giornalisti compresi) che sanno persino quando Cancellara, Basso, Cavendish, Nibali o Froome vanno a pisciare, mentre per riconoscere una ciclista (italiana) devono aspettare la scritta in sovrimpressione tivù. Oggetto alieno l’Altro Giro. Dalle mie parti si direbbe ‘foresto’, straniero in casa propria. Poi ci sono le cicliste, a volte regine. C’è la Vos, olandese, la numero uno, forse di sempre. Se Merckx avesse una figlia ciclista sarebbe lei. Oppure, se la Vos avesse un papà ciclista (ce l’ha?) sarebbe Merckx. La Vos è un tulipano che pedala. E vince. Tanto. La Luperini c’è ancora. È tornata dopo essersi ritirata, e forse dopo anni dove magari non sapeva che farsene di giornate senza classifiche. Scappa dal tempo che passa? Hai voglia pedalare, ma forse ci crede davvero. Tatiana è nome dell’Est. Oggi è lei la nostra numero uno nelle corse a tappe, ma le stagioni passan via, e lei il rosa non sa cosa sia. Rima cattiva? A volte lo sport così ci sembra: cattivo. Lei è di Marostica, nell’Est nostrano. In quella città vi nacque Prospero Alpini. Prospero….chi? Viaggiatore del Cinquecento, importò la pianta del caffé in Europa. Che c’entra la Guderzo con il caffé? Praticamente niente. E allora W la Guderzo. C’era la britannica Pooley, anzi c’è ancora. Per un po’ se n’è andata dal gruppo importante. Questione di studi, di vita da costruirsi un giorno. Quello che molti ex – forse troppi – non sanno fare, o peggio ancora non vogliono provare a fare. La vedi e ti domandi quanti anni abbia. Grande come una bicicletta. La formica atomica fatta ciclista. Scalatrice perfetta, faceva tremare la Vos lungo le salite. E l’America? Noi che abbiamo avuto il suo scopritore, noi che abbiamo dato lei il nome America con un’altro navigante. Abbott è un nome che non ti fa viaggiare da nessuna parte. Sembra un complesso saltato fuori da MTV; “SIGNORE E SIGNORI, DIRETTAMENTE DAGLI STATES, ECCO A VOI GLI ABBOTT, YEEAAA!!!” Mara Abbott ha vinto due Altri Giri. Lei è quella che nello sport rappresenta il calcolo perfetto: massimo risultato-minimo sforzo. Tutte e due questi Altri Giri vinti se li è impacchettati con due giorni di fuoco e fiamme: uno per prendere la maglia, l’altra per prendersi la corsa. La vedi e prendi paura. Magra, che ti domandi dove abbia muscolo. La Pooley è grande come la sua bici? Mara pesa quanto una bici senza borracce.
Nei pomeriggi di luglio vedi l’Italia di luglio. Viva dalla mattina presto fino a mezzogiorno, poi tre o quattro ore di vivacchiamento a tirar prima pomeriggio e poi sera. Nel pomeriggio non vedi nonni passeggiare o ragazzini correre per le strade. Il caldo batte forte. Le strade si animano di chi va e torna dal lavoro, di chi pedala per farsi accarezzare dal vento e abbronzarsi, poi basta. Da qualche parte, in quell’Italia tramortita dalle ferie e dalle code ai caselli il sabato mattina, un gruppo di cicliste pedala su strade quasi deserte al loro passare. Sono le cicliste dell’Altro Giro. Mai vista una partenza di tappa al Giro? C’è il ciclista che firma autografi, uno, due, quattro, sei e poi scappa via. Mai vista una partenza di tappa nell’Altro Giro? Se una ciclista firma tre autografi quasi ride per l’incredulità. Quest’anno l’Altro Giro raggiunge l’edizione numero 25. Un quarto di secolo. L’età della persona fatta adulta. Ma l’Altro Giro è adulto? Intanto, quest’anno è tutto un Santi e Madonne, Santi e Madonne, Santi e Madonne. Trovi Santa Maria a Vico, San Donato Val di Comino, San Fior, San Domenico di Varzo, trovi pure la Madonna del Ghisallo. Santi e Madonne, Santi e Madonne. Chissà che non possano benedirle loro queste benedette ragazze, perché se aspettano che a farlo sia chi le gestisce stanno fresche, anche se a luglio magari ci sta pure bene.

1 commento:

Stribili ha detto...

Uno di quei santi è nella mia terra... eh già il giro donne arriva anche qui :-)