«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 15 giugno 2014

O tutto o niente. Il ciclismo del Team Sky e i limiti del ciclista-macchina.

Il Criterio del Delfinato ha raccontato che: 1) Nibali è sulla strada giusta, ma che gli manca ancora qualcosa; 2) che Contador sta meglio di tutti; 3) che Froome sta come Nibali, ma pensava di stare come Contador.
Avete qualche amico ciclista – o sportivo in genere – che vive la sua disciplina sportiva con fanatismo estremo, trasformando la sua passione in mero calcolo numerico anche quando beve dalla borraccia? Perfetto. Siamo ancora lontani ma la direzione è quella. Si era già scritto della filosofia ciclistica del Team Sky ed è inutile ritornarci nel dettaglio. Tabelle studiate al millesimo e calcolate in maniera infinitesimale anche per sapere ogni quanti chilometri i loro atleti possono sputare per terra. Chiaro che questa cifra può cambiare a seconda dell’altitudine in cui si pedala ed il tasso di umidità del momento. È l’idea che Sky pensava di poter portarsi appresso dalla pista, filosofia che fino a quando tutti i fattori calcolati rispondono alle previsioni fai tredici. Basta che qualcosa sia fuori posto e tutto salta. Sir Bradley Wiggins ha conosciuto bene questo tipo di lavoro tant’è che fino a quando il fisico ed il cervello hanno tenuto, le prestazioni del britannico sono migliorate fino a portarlo ai vertici assoluti. Ora tocca a Froome, che in rispettoso rigore di questa visione tecnico/sportiva tiene alta la bandiera. Durante il Giro del Delfinato capitava di vedere come Froome mulinasse un rapporto da Mountain Bike, mentre gli altri anche due denti in meno. C’era Nibali che, con faccia perplessa, nella settima frazione guardava con insistenza la pedalata di Froome chiedendosi forse il motivo di tanto insistente vorticar di gambe. Siamo vicini allo stile Armstrong che – doping o meno – aveva impostato una pedalata molto agile, e che a Sky pare abbiano voluto riportare in gruppo. Redditizia quando appoggiata da una forma fisica buona e meglio se perfetta, la pedalata in agilità di Froome spesso varca il limite dei giri-motore. Nell’ultima salita, sempre della settima frazione del Delfinato, Contador scatta e saluta tutti. I migliori tentano di resistere, ma anche se Alberto ha passato i suoi anni migliori quando sta bene ce n’è per pochi, e uno di quei pochi ha vinto da poco il Giro. Nibali preferisce lasciar perdere, Froome ad un certo punto accelera iniziando ad aumentare la cadenza in un tratto in verità non troppo duro (e spesso lo fa proprio in tratti non molto impegnativi). Così, mentre le gambe iniziano a mulinare facilmente attorno ai 100/minuto sembra che il keniano/britannico si rifaccia sotto. Ad un tratto il fuori giri, e Froome inizia a perdere metri, tanto che alcuni ciclisti – stanchi pure loro, sia chiaro – che aveva superato e staccato lo riprendono, lo superano, lo staccano di qualche secondo e lui arriva stremato all’arrivo. Se Contador e Nibali hanno un po’ di cervello hanno capito che proprio in quel ciclismo iper-ragionato potranno giocarsi la gara di luglio. E visto che lo stesso Froome pare abbia messo un deciso veto sull’avere Wiggins in squadra per il Tour, il Team Sky si affiderà ai suoi fisiologi e alle loro tabelle ultra-perfezionate? Sperando per Froome che negli eventuali giorni di pioggia, le gocce cadano dove avranno calcolato in ammiraglia, altrimenti potremmo vederne delle belle. E magari in quello scatto suicida nella penultima frazione del Delfinato qualcuno capirà che fare una telefonata ad un baronetto inglese sarebbe ancora una buona idea. Il tempo c’è ancora.

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