«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 24 aprile 2014

Ultima classica, ultima chiamata.

L’ultima campanella, l’appello conclusivo, la gara che si spera possa dare se non un sorriso, una minima svolta per una campagna del Nord italiana fin’ora opaca, grigia, deludente. Sarebbe bello avere molto da dire, ma se il molto è il 14° posto di Vincenzo Nibali, cosa vuoi ricamarci sopra? Magari il 3° posto di Elisa Longo Borghini alla Freccia Vallone, ma diciamolo piano che non sai mai che i maschietti s’offendano. Ma poi? Si sta per chiudere un mese che, a livello internazionale, potrebbe diventare un periodo da record negativo per il ciclismo di casa nostra. Domenica la Decana, la Liegi, diventa spartiacque per la primavera italico/ciclistica. Atteso Nibali protagonista e per il resto chi ci capisce è bravo. Ma non possiamo caricare tutto sul siciliano, che l’anno scorso sommò da solo più della metà dei punti UCI di tutti gli italiani. La pattuglia italiana sarà rimpolpata dai reduci del Giro del Trentino. E speriamo sia un’iniezione sufficiente per dare vitalità a una Nazione ciclistica che sembra ormai persa. Lasciamo perdere la caduta di Cunego mercoledì. Le cadute ci sono sempre state e ancora vi saranno. La caduta da evitare sarà quella di domenica. Non si pretende di avere un’italiano che vince con un minuto sul secondo, ma questa primavera ciclistica azzurra fin’ora è davvero poca roba, per tanti, per troppi.

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