«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 3 aprile 2014

I salti mortali del ciclismo 'minore'.

La pesante crisi economica sta mietendo problemi ovunque. Nel ciclismo ‘minore’ non si fanno eccezioni. Gli organizzatori ormai sono arrivati alle richieste di autotassazione.
In alcune occasioni del passato si era scritto delle richieste da parte delle rappresentanti donna dell’ACCPI alla Stanlio & Ollio Production (Federciclo). Richieste di denari da investire nella sicurezza in corsa, per fare qualcosa di buono sulle coperture assicurative delle atlete, e per uno stipendio minimo diciamo sindacale. Tutte cose sacrosante che arrivano negli anni peggiori per richiederle. Se ci fosse veramente uno stipendio minimo, molti GS chiuderebbero bottega o dovrebbero dimezzare le proprie tesserate. Poi spuntano ammiraglie nuove di pacca all’inizio di una stagione, e ti domandi come mai i soldi per quelle ci sono. Intanto qualcuno cerca di combinare qualcosa, come il CT Davide Cassani che spinge per un’autotassazione di un’euro ai ciclisti che partecipano ad alcune granfondo, in maniera che quell’euro si tramuti in una cassa per finanziare le gare dei ragazzi. Non si sa cosa ne pensano gli organizzatori di granfondo in toto, mentre Ivan Piol – Presidente del Pedale Feltrino (leggi; granfondo Sportful, la ex Campagnolo) – sulle prime non ha sprizzato troppo entusiasmo se questa cosa dovesse diffondersi. Sulle secondo si vedrà. In Toscana ci sono organizzatori di corse Under 23, che alle squadre non toscane impongono un sovrapprezzo di partecipazione. Il Giro del Friuli (corsa storica del movimento Under 23) ha talmente pochi soldi che ha mandato una richiesta simile (non uguale, nel senso che non conta la provenienza) a decine di società, per avvisarle che a causa della mancanza di denaro saranno costretti a chiedere denaro ai GS che vorranno partecipare. Se entro non molto tempo questa situazione non avrà risposte positive – e soprattutto non in maniera sufficiente per numero di società aderenti – il Giro del Friuli alzerà bandiera bianca, l’edizione 2014 andrà in malora e si cercherà di pensare direttamente all’edizione 2015. Soldi ce ne sono pochi, e gli aiuti dalla Regione Friuli (autonoma) facilmente vengono orientati quasi totalmente verso il Giro d’Italia, che ‘risucchia’ la maggior parte delle attenzioni, forte del fatto che il ritorno mediatico/pubblicitario è spaventosamente più grande. Poi sulle ‘fusioni’ ciclistiche che in questi anni diverse società stanno facendo per non crepare d’inedia si è già letto e scritto, e la situazione pare andrà avanti per alcuni anni ancora, sapendo che probabilmente non tornerà più ad essere come prima.

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