«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 16 marzo 2014

Il Poggio che fu, le Sanremo che saranno.

Salita che 15 anni addietro si percorreva con quasi 1 minuto in meno sul cronometro – e chi vuol pensar male lo faccia – il Poggio di Sanremo vivrà l’ultima edizione nel ruolo del protagonista.
Indipendentemente da quel che sarà l’esito della Tirreno Adriatico (in corso al momento di scrivere queste righe), sempre forte si fa l’attesa per la Sanremo già dietro l’angolo. Corsa che l’anno scorso propose un’edizione di cui facilmente si parlerà anche tra una ventina d’anni, e che fu l’occasione per valutazioni di tipo fisiologico/sportivo e non solo tecnico (vedi la ripartenza dei ciclisti che mandò in tilt il fisico di molti). Quest’anno si torna all’antico con una Sanremo vecchia maniera, le cui asperità tornano ad essere quelle del decennio passato. Erano gli anni in cui se non pioveva, potevi vedere botti e fuochi d’artificio nel tris di Capi (Berta, Cervo, Mele per un’ordine meramente alfabetico), ma che nell’enorme maggioranza delle edizioni si concludeva con un centinaio di ciclisti lanciati sul vialone conclusivo. Se l’edizione che si correrà tra pochi giorni avrà l’elite dei velocisti in gara, sarà soltanto perché l’inverno pesante ha devastato molte zone liguri (e non solo) con frane grandi e piccole un po’ ovunque. E qui siamo alla cronaca minima, semplici bla bla e ancora bla messi dentro per allungare un’articolo. In realtà la salita della Pompeiana, ben più faticosa e selettiva del Poggio, rappresenta il desiderio degli organizzatori di rendere più vivace e meno prevedibile la Classicissima. Ci sono i ‘cultori del vecchio ciclismo’ che vedono questi cambiamenti come una specie di grave bestemmia contro la Madre Patria, il cui pensiero recita che; ‘la Sanremo è la Sanremo’ (vi ricorda qualcosa?) ed; ‘è bella perché è imprevedibile.’ Gente per cui anche cambiare un paio di calzini è offensivo verso la storia, la leggenda, la Madonna e cose del genere. Mentalità molto italica in ogni settore, tant’è che in tanti campi (industria, sport, politica, televisione,…) i dirigenti di oggi sono spesso i medesimi da qualche decennio. Facilmente questo cambiamento di percorso poggia anche sul fatto che l’Italia non ha i grandi velocisti con la “G” maiuscola di 10 o 15 anni addietro. Certo è che la Sanremo per diventare corsa dura e difficile, negli ultimi anni ha sempre avuto bisogno di un meteo rompiballe. D’altronde il Poggio nel suo (molto breve) tratto più duro viene pedalato a 25 allora, per il resto si sale come razzi. Per anni si sono fatti cambiamenti a metà percorso (Manie) o nel finale con spostamenti dell’arrivo. Oggi si è capito che, per dare pepe alla gara, si doveva tentare di dare una possibilità a protagonisti che altrimenti non avevamo molte carte da giocare, e non solo stancare i velocisti. La Pompeiana sarà un tentativo per rivitalizzare la Sanremo, non per ammazzarla. Proviamoci.

2 commenti:

The preacher ha detto...

Basta che non facciano come la "Dakar" che in realtà si disputa in Sudamerica, voglio dire... Che partano da Milano e arrivino a Sanremo, poi facciano il percorso che credono.

PS OT, a proposito di tradizione il Fiandre senza Grammont dello scorso anno, ridotto a una kermesse in grande coi circuiti da ripetere non si poteva vedere.

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...

Pare che (per fortuna o purtroppo) televisivamente abbia funzionato. Di certo il Fiandre è una delle ultime corse che aveva necessità di cambiar percorso.