«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 25 marzo 2014

Come sempre ricco il menù-protagonisti per il Nord. Ma quanta Italia nel piatto?

Con la disputa della Sanremo si è chiuso il primo quarto di stagione. Nel contempo si è aperto il secondo, quello dove per un mese le classiche godranno della massima attenzione.
Una Sanremo bagnata, fredda, carogna il giusto, anche se il tempo non è stato bastardo come l’anno passato. Questo il bilancio meteo della corsa che da due stagioni ad oggi potremmo chiamare la Classica di Fine Inverno. Un fine inverno ciclistico che se da un lato premia Kristoff e la Katusha (con Paolini che in questa vittoria ci ha messo del suo, e non è la prima volta), dall’altra mette in risalto il deludente finale di Peter Sagan, l’invisibilità ciclistica di Pozzato, la (speriamo non abitudinaria) insopportabilità fisica di Ulissi alle giornate piovose, la condizione in crescita di Cancellara, e forse il risveglio di Gilbert. Sagan ha giustamente raccolto due stagioni piene di complimenti, però adesso è arrivato al momento che non potrà più sbagliare malamente le occasioni importanti. Malamente, perché lo slovacco non ha deluso per il piazzamento (Pozzato e Ulissi hanno fatto ben peggio) ma perché nel finale è mancato un’altra volta dimostrando ancora fatica nel saper gestirsi fisicamente in corsa. Spaccando il capello in trentotto, Sagan è alla terza Sanremo in cui gli scappa qualche disattenzione. Nell’anno di Gerrans attese troppo nell’attaccarsi a Cancellara sul Poggio e quando rientrò sui primi la volata era ormai troppo avanti. L’anno scorso era forse troppo sicuro di avere la meglio su Cioleck (in tanti avrebbero forse pensato lo stesso) e dovette accontentarsi della piazza d’onore. Questa volta non aveva gambe, anche se lo stesso è stato per Cavendish, Modolo, Bennati, Ciolek e Gilbert.
L’Italia deve trovare motivi di soddisfazione nell’ennesimo servizio di gregariato vincente di Paolini, nell’azione di Nibali pretenziosa ma meritevole di plauso per la volontà e la logicità della scelta (il Poggio non offre più tratti ‘buoni’ per provarci, se non per distrazioni avversarie), per lo squillo di Colbrelli (6°) e la presenza di Modolo con il gruppo dei migliori fino alla fine. Modolo avrà il Giro per poter (e forse dover) fare i primi numeri potenti tra le ruote veloci. Anche lui è arrivato alla condizione ‘obbligatoria’ di tramutare le speranze in risultati. Modolo è uomo Lampre. Lampre che ieri ha registrato due affondamenti chiamati Ulissi e Pozzato. Se il primo ha deluso già nella Tirreno-Adriatico (e lì freddo e pioggia non c’erano proprio) il secondo si gioca la stagione nei prossimi 20 giorni. L’anno scorso al Nord deluse in maniera forte, accusando (con riferimento a se stesso o a qualcuno in Lampre?) una condizione che lo aveva sorpreso in maniera negativa. Intanto, con discorsi di questo tipo, Pozzato ha riempito le pagine ciclistiche degli ultimi cinque anni. Se non si sveglia nemmeno stavolta, la Lampre sarebbe l’ennesima esperienza bidone di questo italico talento ciclistico (o almeno sbandierato tale da quasi un decennio). Pensando alle prestazioni avute ultimamente da Ulissi, Cunego e Pozzato, la Lampre di queste prossime tre settimane non sembra avere molto da dire, a meno che Rui Costa non faccia faville in veste iridata.
Ora siamo all’inizio del periodo dedito al Nord. Cancellara è in crescita di rendimento e solitamente non delude le attese. Sagan ha le occasioni per rifarsi e riguadagnare in credibilità per i momenti più importanti. Correrà la Roubaix. Decisione giusta, visto che si tratta di una corsa che spesso si deve conoscere in ogni ciottolo di pietra per poi provare a domarla. Tom Boonen non ha corso la Sanremo per seri motivi privati, ma il Nord è casa sua. Soltanto il miglior Cancellara è riuscito a batterlo. Gilbert sembra sulla via del risveglio ciclistico e se sta puntando alle Ardenne, come tempi ci siamo a puntino. Se farà il Fiandre non gli manca molto. Kristoff ha vinto la Sanremo dimostrando più condizione degli altri. Nella volata è stato l’unico in grado di restare in piedi sui pedali, quando gli altri si sono seduti dopo pochi secondi di forcing fuori-sella. L’anno scorso si è classificato nei primi del Fiandre (4°) e poi nono a Roubaix. S’è vero che le vittorie aiutano a vincere, i ‘soliti’ favoriti potrebbero ritrovarsi un rompiballe inaspettato negli ultimi 30 chilometri. Intanto un’altra classica di primo piano è scappata all’Italia. Le caselle della gloria restano vuote da molto sul versante corse storiche: Sanremo 2006 (Pozzato), Lombardia 2008 (Cunego). Al Nord avremo Nibali per la Liegi, ma per il resto più che con certezze riempiamo le nostre valigie con tanti punti di domanda. L’ultimo squillo ‘classico’ è stato quello della Longo Borghini nell’ultimo Trofeo Binda che si correrà questi giorni. Poca roba.

2 commenti:

gianpaolo martelli ha detto...

Ciliegina sulla torta, a fine corsa parterre de roi con il commento di SuperTruffa Cipollini .... o alla rai ci sono dei dementi, oppure quella malattia è cronica, basta un annetto in silenzio e voilà, puliti come fiori di campo a commentare la corsa vinta da superdrogato, già me li vedo medici e allenatori senza scrupoli spiegare ai ragazzinicome si diventa campioni .... e come ci si rimane ...

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...

Caro Gianpaolo (a proposito, la volta scorsa non ti ho nemmeno messo lì un "bentrovato" come nuovo visitatore) su Re Imbroglione ci saranno due righe nell'editoriale che ho in testa. Non un'opinione. Penso mi limiterò alla cronaca. Ch'è forse peggio.