«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 19 febbraio 2014

Quel vecchio ciclismo che (almeno ai ciclisti) piace.

Sono le nostre due classiche d’apertura. Una con le strade polverose (o fangose) di Toscana, e l’altra con l’arrivo avente il Colosseo sullo sfondo. Roba da Arc de Triomphe al Tour. Valorizziamole.
Si dice che i cinesi si credano figli di una Nazione che, dal punto di vista storico e culturale, guardi quasi tutte le altre culture esistenti dall’alto in basso. Una delle poche Nazioni che pare non venga vista da loro in maniera così ‘inferiore’ sia la nostra. Nazione antica, quindi antica la storia, che in bicicletta corre su strade antiche. Strade che nel ciclismo si colorano di nuvole bianche, che quando ci finisci dentro non senti acqua in viso, ma solo una voglia di colpi di tosse farsi largo. La Strade Bianche – che per ‘marette’ tra organizzatori non fu chiamata Eroica come il ben noto evento sportivo amatoriale – è nata come un’azzardo, una scommessa ciclistica vinta dalle prime carte fatte uscire dal mazzo. Una ‘scala’ che ha sbancato dall’inizio il tavolo della diffidenza. Almeno quella dei protagonisti. Si, perché come presenze di pubblico tutto si è concentrato a Siena, ma lungo il percorso il polverone non aveva molti che se lo mangiavano. Il fascino di Piazza del Campo è roba forte, un gioiellino mica da ridere da fotografare volentieri per un ricordo. Ma il fascino è anche ciclistico. Vuoi per l’ultimo chilometro in cui pedali con la gente urlante a un metro di distanza, e ci sono un paio di curve dove maledici di non avere in mano la manovrabilità stretta di una Mountain Bike, vuoi l’aspetto medievale che fa tanto storia. Come un tempo che fu c’è un momento in cui rischi il rogo, il momento che può esserti fatale di Monte Sante Marie (plurale). Ma è roba che piace a chi pedala, e questo di solito ti fa brillare di più. A scendere sulla cartina non scendi col fascino. Anche se la storia è stata votata al business con quel Roma Maxima che schifo non fa, ma che Giro del Lazio vai a sapere del perché cambiarlo. Oddio, se poi vedi che nel decennio passato Gran Piemonte e la semplice nomea di ‘Lombardia’ fecero il loro esordio nella lista degli eventi RCS, allora ti accorgi del perché il Giro negli ultimi 10 anni è partito dall’estero con sempre più ‘economica’ regolarità. Due gare che andrebbero valorizzate maggiormente, anche perché un tempo il Giro del Lazio cadeva non lontano dai Mondiali e quindi poteva luccicare di riflesso. Roma vive di turismo come poche altre città italiane. Per questo il Roma Maxima dovrebbe/potrebbe essere pubblicizzato maggiormente senza troppa fatica da questo punto di vista. L’anno passato pare che all’arrivo fossero più numerosi gli stranieri che gli italiani. Il Sindaco di Roma ha voluto rendere più ‘ciclistici’ alcuni punti della Capitale. Un’arrivo con il Colosseo sullo sfondo dove lo ritrovi?

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