«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 9 febbraio 2014

Quando a provarci sono le ragazze....

Una storia vecchia che ha sempre lasciato il niente, nel senso che riemerge ogni tanto e veloce come uno sprint riaffonda senza colpo ferire. Almeno in Italia.
Una volta esisteva il Tour de France rosa. Gara che poi assunse diversa nomea e che lentamente perse in fascino e attenzione. Tanto che l’Italia ne trasse vantaggio con un lento impreziosirsi del suo Giro, fino a fare della corsa nostrana l’appuntamento più importante della stagione a livello internazionale. Ma siccome sto andando un po’ fuori dai binari, prima di deragliare vediamo di risistemarci. Centra la Francia, non troppo il Tour femminile (almeno per ora…), per niente il Giro. È capitato che alcune rappresentanti dell’LTE (Le Tour Entier Group) sono andate a suonare il campanello dell’UCI (o meglio dell’ASO) dopo aver messo in piedi una petizione per creare una gara femminile che anticiperà l’arrivo a Parigi del Tour de France 2014. L’LTE è stato fondato dalla pluricampionessa mondiale di triathlon Chrissie Wellington, dalla pluricampionessa mondiale in tutte le discipline, ed oro olimpionico, Marianne Vos - fresca del settimo titolo iridato nel ciclocross - da Emma Pooley e Kathryn Bertine. Il Presidente UCI Cookson – che non ha mai nascosto della poca visibilità patita dalle donne sul sellino – è rimasto molto contento dell’iniziativa, forse anche perché i costi supplementari saranno poca roba, vista la concomitanza con il gigantesco carrozzone transalpino. Sarà il seme per un nuovo Tour femminile? Gli entusiasmi, sempre facili, portano a questa idea, ma solamente nel periodo estivo ci saranno eventuali certezze in negativo o in positivo.
Intanto però oltr’Alpe è riemersa quest’idea che ogni tanto saltava fuori anche nei discorsi che riguardavano le corse rosa in territorio italiano. Quello degli eventi contemporanei non è una novità. Alcune cicliste ogni tanto rimettevano questa ipotesi sul piatto delle proposte. Sui perché della ritrosia non si sono mai sentite motivazioni ‘ufficiali’. Paura che l’evento femminile possa venire soffocato da quello maschile? Timori da parte dei padroni del vapore del movimento rosa che la loro parola possa perdere di prestigio e potere, rispetto ai ‘colleghi’ sponsor e dirigenti delle gare maschili? Meglio fare il reietto in serie “B” che galleggiare come uno dei tanti in seria “A”? Mah! Alle corse che sono saltate in questi anni l’ardua sentenza. All’estero si corrono da tanti anni le Classiche del Nord femminili, sui percorsi e nei fine settimana dei colleghi dal nastro azzurro, anche se la TV governata dall’UCI ha sempre trattato a pesci in faccia le gare femminili che per essere viste si devono cercare nel web. La precedente gestione UCI trattava (abbastanza) bene le donne solamente in occasione dei Mondiali, ma per il resto maschilismo imperante, cancro di cui il ciclismo è ancora ricoperto a tonnellate. La vecchia ‘palpatina’ di Peter Sagan è niente rispetto alla mentalità imbecille che vive ben robusta fino ad arrivare a molti stessi appassionati, per cui la fatica è solo quella maschile ed il resto sono solamente culi da guardare. Comunque in Francia hanno tentato di combinare qualcosa. Alle nostre ragazze rappresentanti ACCPI: allora girls, che si fa?

1 commento:

The preacher ha detto...

In un modo o nell'altro ci stanno provando a "far qualcosa" anche se a volte mi sembra più un tiro al piccione che altro, poca programmazione insomma. Il punto è un altro, ma agli appassionati di ciclismo frega qualcosa del ciclismo FEMMINILE ? Rispondo con un pensiero di un tizio di cui non ricordo il nick e che scriveva sul forum www.ciclismodonne.com : "guarda che del ciclismo femminile non importa niente a nessuno !!!" . Lì per lì ci son rimasto male ma forse non aveva tutti i torti.


Il Predicatore