«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 28 febbraio 2014

L'Università degli Studi del Piemonte Orientale lavora ad una ricerca sportivo/sociologica

Interessante questa proposta inviatami, riguardante uno studio universitario che chiede la partecipazione di atleti ed atlete non professionisti sull’argomento integratori e farmaci nella pratica sportiva. Vi riporto direttamente il testo inviatomi, per non dilungarmi inutilmente. Diversi punti del testo sono (da chi scrive) totalmente condivisi.
Il Dipartimento di Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell'Università del Piemonte Orientale sta realizzando uno studio sociologico sull'uso di integratori e farmaci per migliorare le prestazioni sportive da parte di atleti/e non professionisti/e nell'ambito della loro attività sportiva. Si tratta della prima ricerca sociologica che si pone l'obiettivo di studiare le pratiche di consumo di tali sostanze raccogliendo le informazioni da un campione numeroso ed eterogeneo di atleti/e non professionisti/e. Per raggiungere il nostro scopo, abbiamo bisogno della collaborazione degli atleti e delle atlete che praticano differenti sport, sia a livello individuale che di squadra. Se sei un/un'atleta non professionista che pratica un'attività sportiva a livello agonistico, cioè pratica l'attività sportiva sistematicamente e/o continuativamente e prevalentemente in forme organizzate (società sportive, enti di promozione sportiva, federazioni ecc., attività che dunque prevede una qualche forma di "tesseramento") e sei maggiorenne, ti chiediamo la disponibilità a collaborare alla realizzazione dello studio compilando un questionario online. Non ci vorranno più di una ventina di minuti. E' assolutamente garantito l'anonimato. Per accedere al questionario online cliccare il seguente link: http://survey.unipmn.it/index.php/549614/lang-it Riteniamo che la diffusione del doping tra tali atleti imponga una riflessione che non deve essere relegata esclusivamente al mondo dello sport di elite e professionistico. In particolare, lo studio sociologico sul doping tra atleti non professionisti potrebbe consentire di mettere a fuoco in maniera più nitida quelle caratteristiche sociali e culturali che contribuisco alla diffusione di tale pratica nella nostra società: mentre il ricorso al doping di un atleta di elite può essere spiegato come semplice esito di una scelta strumentale operata dal singolo atleta per essere più competitivo e vincente, lo stesso comportamento messo in atto da un atleta amatore, il cui status di sportivo dovrebbe essere ausiliare, pone, secondo noi, interessanti interrogativi al sociologo (nonché a coloro che dovrebbero prevenire e regolare il fenomeno). Le potenzialità applicative di tale progetto sono considerevoli: l’analisi del consumo, dei meccanismi che possono favorire la sperimentazione di una sostanza dopante e di quelli che possono favorire lo sviluppo di una carriera di consumo, fornirà risultati utili ad elaborare più efficaci strategie di prevenzione finalizzate sia ad evitare che i non consumatori diventino consumatori di sostanze dopanti (prevenzione primaria) sia ad impedire che coloro che hanno provato una sostanza dopante sviluppino motivazioni per continuarne l’uso (prevenzione secondaria).” Questa era la nota che mi è stata inviata per spiegare tutto il progetto di lavoro. Nella parte destra della Home Page, vado ad aggiungere il link relativo all’accesso per chi – avendo le caratteristiche richieste – volesse contribuire a questo interessante progetto di lavoro. Un grazie alla dottoressa Giordana Gai per le informazioni che mi ha fatto pervenire.

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