«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 6 gennaio 2014

Mission Impossible?: ovvero, la terza vita ciclistica del nostro nuovo C.T.

“PER LA FEDERAZIONE SAREBBE IMPORTANTE AVERE IL CT IN VOCE E VIDEO…”. PAROLE DI RENATO DI ROCCO, E STATE CERTI CHE NON SONO DETTE PER PASSARE IL TEMPO.
Cordiale, simpatico, competente, paziente ma non fesso, umile. Cresciuto sotto due guide ciclistiche in particolare: la banda Ferretti ai tempi dell’Ariostea prima e dell’Mg poi, mentre in Nazionale era uno dei ‘portavoce’ preferiti di Martini durante le corse iridate. Ha la voglia d’imparare ancora viva, data dal fatto che mentre molti s’ingozzavano di panettone, lui a dicembre se ne stava in Inghilterra per alcune settimane di inglese full-immersion e partecipava ad incontri organizzati da squadre ciclistiche dove si approfondiva la tematica legata alla preparazione fisica in ambito ciclistico. Cose che a Bettini avrebbero fatto spuntare l’orticaria. Segue, perché roba sua, due scuole di ciclismo, scrive da diversi anni l’Almanacco del Ciclismo, lavoro annuale – che non costa neanche poco – dove forse potete ancora trovar notizia dello spaventoso 4° posto di Luigi Sgarbozza alla Tirreno-Adriatico del 1966. Ha corso negli anni forse più falsi del ciclismo e questa è l’unica cosa che non entusiasma, ma pensando a chi poteva essere al suo posto alziamo i calici senza remore. Ha carisma. Buono e caro, ma fino a dove lo decide lui. È stato l’unico a usare la parola “radiazione” alla notizia della falsità di Danilo Di Luca al Giro del centenario, mentre chi scrive avrebbe invece optato per una più semplice scarica di mitra. Ottimo amico d’un’enormità di giornalisti, gode di molta stima da parte di questi ultimi sul fronte competenza ciclistica, tant’è che quando apre bocca durante il proCESSO alla tappa, in sala stampa del Giro puoi d’improvviso sentir volare le mosche. Porta con sé conoscenze personali maturate da molti anni a livello di dirigenti, direttori sportivi, sponsor e tutto quello che fa ciclismo. Insomma, è il dannatamente perfetto uomo-immagine per la Federciclo italiana (foto: Renato Di Rocco da www.tuttobiciweb.it ), che da questo lato è da un pezzo in prognosi riservata. Tutto bello se non fosse per il fatto che lui non sarà soltanto questo, ma dovrà essere la persona da cui ripartire per un progetto di rinnovamento a 360° che dovrà coinvolgere ogni categoria e ogni ruolo.
Davide Cassani (Foto: http://sportemotori.blogosfere.it/2013/12/ciclismo-sara-davide-cassani-il-nuovo-ct-azzurro.html, 53 anni di cui gli ultimi due passati a scurire i capelli senza darlo a vedere, faentino/ravennate, è stato ciclista professionista dal 1982 (GS Termolan) fino al 1996 (GS Saeco). Ha corso come fedele gregario per i più grandi ciclisti italiani, dalla seconda metà degli anni ’80 alla metà degli anni ’90. Subito appesa la bicicletta trova un ruolo alla Mercatone Uno di Pezzi e Gimondi. Passa però poco più di un’anno e già lascia la stessa per la RAI. Forse perché aveva capito che nemmeno lì si voleva saperne di andare a pane e salame, e ha preferito tagliare la corda per non rischiare d’andare incontro a guai. Adesso lo stesso neo CT parla di voler conoscere e all’occorrenza anche copiare chi in questi due decenni è rimasto zitto a osservare, capire, lavorare, crescere e vincere (Britannici e Australiani in primis) mentre noi italiani facevamo ancora festa dopo i due decenni targati dalla premiata coppia Conconi/Ferrari. Sarà da vedere come la prenderanno i vecchi giornalisti che da anni scrivono e parlano di un ciclismo italiano ‘leggendario’ che per questo deve restare ancorato alla sua tradizione, perché i vari Girardengo, Binda, Bartali, Magni, Coppi, Gimondi, Sgarbozza, Moser, Saronni,…. O come la vedranno i vecchi dirigenti. Forse ora, lavorando di mezze frasi, cercheranno di sgusciare fuori da questa logica per salire sul carro del CT se a Cassani gli andrà bene, subito pronti con il: “Bravo Davide!”.
Scrivevo nell’editoriale del 1° novembre 2011; “Non siamo più la scuola ciclistica che era esempio di organizzazione e risultati come negli anni ’90. Abbiamo vissuto di rendita, ma poi il credito è finito. Di questo si deve tener conto, soprattutto sul tavolo dei Capi (Federazione), ed ecco l’occasione per ripartire e riprogettare tutto o quasi. Dagli Under agli elite. Come fai? La base dev’essere costruita sugli uomini, le persone, i tecnici che abbiano competenza e la pazienza. Un bel titolo ISEF come punto di partenza ci sta bene, e lo metterei d’obbligo. Torniamo a rivalutare la pista non soltanto quando manca un’anno a un’Olimpiade, seguiamo i giovani a cronometro – specialità che abbiamo preso a pesci in faccia negli ultimi 15 anni – e cerchiamo competenza per quanto riguarda la guida delle ammiraglie dei vari GS. Il campione del mondo su strada viene dalla pista, la campionessa del mondo su strada è una ciclista che da alcuni anni vince anche gare in pista. Le basi ci sono, Bettini ha convocato a Copenaghen diversi giovani, ha voluto fare dei ritrovi durante l’anno. Lui le motivazioni ce le ha. Nel settore rosa Salvoldi (a proposito, lui il suo diploma in Scienze Motorie ce l’ha) è più avanti di tanti altri, con tremila euro al mese e meno chiacchiere. Ma dietro a questi due CT ci dev’essere un pensiero unico, dove la competenza dev’essere base per riempire le crepe formatesi dell’aver sottovalutato specialità importanti come pista e cronometro. Nel decennio scorso Max Sciandri diceva ai tecnici italiani di passare in Inghilterra per dare un’occhiata al lavoro che stavano mettendo in piedi coi giovani. Ma i tecnici italiani, strapieni della loro grande autorevolezza ed esperienza, non ci pensavano nemmeno di andare a perder tempo per vedere come lavorava una Nazione che di lì a pochi anni avrebbe iniziato a bastonare gli avversari.” Cosa manca a Cassani? Forse le persone giuste per tutte queste cose, a parte gli esperti. Lo svantaggio di Davide potrebbe essere proprio questo. Essere amico di talmente tanti ‘esperti’ di ciclismo che potrebbe ritrovarsi ogni giorno con persone che vogliono dirgli cosa, come, quando e perché fare le cose. Esempio ormai noto la terrificante Lista Sgarbozza – noto incubo ciclistico per ogni CT italiano degli ultimi 15 anni – che a metà giugno è solitamente già composta da circa 65/70 atleti che meritano la chiamata in Nazionale per il Mondiale di turno. Ecco, i nostri tanti Sgarbozza, quelli sarebbero da evitare.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Stante la mediocrità nella quale versa l'ambiente, quel senso di imprrovisazione che traspare anche dal tubo catodico o lCD o quel che pare, dico che hanno scelto il meno peggio, di certi ex dopati toscani ne faccio tranquillamente a meno.