«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 12 gennaio 2014

A patti col diavolo?

IL NEO GRAN CAPO UCI COOKSON L’AVEVA DETTO. CAPIRE QUANTO IL CICLISMO SIA STATO FALSATO NEGLI ULTIMI DUE DECENNI. DA DOVE COMINCIARE? MAGARI DALLA LETTERA “A”, COME ARMSTRONG.
No, niente guai da sommare a quelli che già deve (e dovrà) affrontare ancora per un bel pezzo. Stavolta è invece la realizzazione di un desiderio del texano. L’apertura ad una possibilità che lo statunitense aveva messo lì nei mesi passati. Disposto a collaborare si, ma solo se si sarebbe trovato davanti ad una Commissione indipendente. Perché se l’americano non godeva di molta fiducia prima, ora per assurdo ne gode in maniera abbondante, visto che ritrovatosi lasciato solo sull’isola deserta del doping da parte dei vecchi dirigenti UCI, il dente avvelenato potrebbe mordere chi lo aveva a quanto pare coperto prima e scaricato poi. Adesso Armstrong, se lo vorrà, avrà la sua possibilità. L’UCI di Brian Cookson ha messo in piedi una mini-Commissione (C.I.R.C.) che dovrà lavorare sui tanti scheletri che, ormai pieni di ragnatele, occupano spazio negli armadi di molti protagonisti del ciclismo dell’ultimo ventennio. L’EPOca Verbruggen/McQuaid per capirci. Il nome è decisamente interessante per una delle parole che incorpora: “Commissione Indipendente di riforma del ciclismo”. La parola ‘indipendente’ significa che, nonostante sia stata l’UCI a volerla, la nuova creatura potrà muoversi liberamente per l’iter investigativo che riterrà necessario. Perché una Commissione ‘mini’? Sono solamente tre le persone che la guidano: Dick Marty, svizzero, che ne sarà Presidente, Ulrich Haas, tedesco e Peter Nicholson, australiano. Persone che nelle loro precedenti occupazioni hanno già avuto a che fare con omertà, bugiardi, criminali d’ogni tipo, soldi sporchi, violazioni dei diritti umani, CIA, traffici d’organi, crimini di guerra. Persone in grado di capire che se stai provando a raccontargliela come pare a te, la paghi cara.
Tra non molto queste tre persone avranno via libera agli schedari UCI e ai dati registrati dal giorno dell’elezione di Cookson. Ma l’UCI non vuole lasciare spiragli possibili dal punto di vista della lotta al doping e sta accordandosi con la Wada per capire quale sia la soluzione migliore per convincere la gente a collaborare, vedendo se esiste la possibilità di concedere qualcosa in cambio di qualcos’altro. La mole di lavoro a cui queste persone dovranno far fronte è mostruosa, visto che l’indagine che Cookson ha voluto avviare parte dagli anni ’90 ad oggi. Proprio per questo motivo l’UCI vuole trovare, costruire, concordare con la Wada una possibilità di ‘mano leggera’ per chi volesse aprir bocca. Ed ecco che già l’inizio potrebbe partire di slancio. Se veramente l’UCI troverà un’Armstrong disposto a sputare il rospo, il primo scatto potrebbe già frantumare il gruppo e fare molto male. Certo, esiste la possibilità che i protagonisti di questa storia non siano solamente Lance e Verbruggen, ma che sia l’inizio di un percorso che racconterà in maniera tristemente nuova, più dettagliata, di quanto il ciclismo degli ultimi 3 lustri sia stato di plastica e di come – senza distinzione di bandiere – molti campioni avessero accettato il prendere o lasciare per non perdere il treno della gloria. Wada come Wada (e scusate il gioco di parole) chi pagherà più di tutti sarà stato l’appassionato che voleva uno sport vero, anche se tra gli appassionati stessi c’è chi per poter raccontare lo spettacolo dell’; “Io c’ero!”, se ne frega di cosa questi ragazzi si ficcassero in vena.

1 commento:

The preacher ha detto...

Si "facevano" anche negli anni '70 e '80, solo con sostanza diverse. Mi ricordo ancora quando correvo (o facevo numero, forse è meglio)... A una gara mi lamentavo del fatto che mi allenavo, mi allenavo, mi allenavo ancora e ancora sopratutto con coloro i quali già correvano nei dilettanti prima serie o anche nei prò (incontrati più di una volta Allocchio, Chiappucci, Elli,i lombardi insomma) "pestavo" come da diktat del MEDICO (allora come oggi e non vado oltre)perchè diceva che dovevo "lavorare" più degli altri, mangiavo bene, riposavo, mentre i miei "colleghi" in allenamento PASSEGGIAVANO letteralmente. Quindi ? Quindi un suiveur mi disse (e non l'ho più scordato): "non esiste ciclismo senza doping", era il 1984.

PS Ero un broccaccio lo riconosco, no problem ma correvo contro gente che già allora (sottolineato 36 volte)correva con la cilindrata maggiorata, già allora sentivo parlare di INIEZIONI. Mi ritiro in buon ordine, buona serata a tutti.