«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 1 dicembre 2013

Dicembre; l'editoriale.

RIMASTA L’UNICA FORMAZIONE ITALIANA DI PRIMA FASCIA (LA CANNONDALE E’ ORMAI ROBA D’OLTREOCEANO), LA LAMPRE SI PREPARA ALLA SALITA PIU’ DIFFICILE. MA NON E’ SOLO UN DISCORSO BLU-FUXIA.
“La strada è stata aperta da Ballan, che ha già vissuto a novembre la sua parte di guai. Ma se in questo caso parliamo del singolo atleta (un’ex della banda Saronni), difficile sapere cosa resterà della situazione attuale guardando il Team Lampre nel complesso. Non manca molto ai giorni in cui mezza squadra e buona parte del settore tecnico e dirigenziale – e altri ex oltre al sopraccitato ciclista veneto – dovranno rispondere di sospetti e accuse riguardanti la questione doping. La storia si trascina da qualche anno e come da tradizione viene conosciuta a fasi alterne, tra titoli di giornali e silenzi prolungati. Era l’aprile del 2011 quando la Lampre finì nell’occhio del ciclone. Gli inquirenti che presero in mano tutta l’indagine scoprirono che attorno alla squadra esisteva una specie di struttura medica parallela che lavorava giocando pericolosamente con le regole. Lo spettro era quello che ricordava nomi pesanti: Festina, Telekom, Discovery, LPR, Astana, Saunier Duval,… Molte cose si sono già scritte, inane ritornarci. La situazione Lampre ricopia, più in grande, cento altre situazioni che vanno avanti in altre formazioni, ma poco note data la minore fama del soggetto. Preparatori che spuntano da dove questo non si sa, ex ciclisti che ne fanno le veci in attesa di patentino (?!), cambi di gestione sulla preparazione dei corridori affidandosi a studi medici semi-sconosciuti, dopo aver abbandonato centri di primo piano (vedi il centro medico Mapei, da anni uno dei più avanzati e soprattutto trasparenti). Non è solo questo, non è solo Lampre. Ma il fatto che ogni tentativo di cambiare trovi continue resistenze. E rispunta poi la questione – questa però a livello più in generale – tra i DS e i preparatori atletici. I primi, solitamente della vecchia guardia, appartenenti ad un’EPOca ciclistica ormai ben nota e delineata, che non ci stanno a essere messi da parte. Che difendono il loro (vecchio) modo di fare ciclismo, che vogliono seguire tutto su tutto, se non fosse per il fatto che 30 anni fa le squadre dove loro correvano avevano 15 ciclisti in totale con dieci persone al seguito, quando oggi parliamo di liste paragonabili ad una squadra di calcio di livello internazionale, e altre 20 persone sparpagliate per tutte le altre mansioni. E poi ci sono i preparatori atletici – sopportati, ma visti in qualche caso come emeriti rompiballe – che escono da studi atti all’attività sportiva (la parola ISEF è termine ancora semi-sconosciuto ai curriculum dei più che guidano le ammiraglie) e che tentano con fatica enorme di far capire che tra un medico (ancora troppo spesso amico di…) ed un preparatore ce ne corre. C’è un sacco di roba che ancora è da sistemare se non cambiare del tutto. Non solo Blu-Fuxia.”

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