«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 8 ottobre 2013

Il Toscana di oggi e gli altri Toscana sparsi quà e la.

OGNI TANTO – COME IN QUESTA OCCASIONE – CAPITA CHE FACCIA IL LAVATIVO, SFRUTTANDO GLI ALTRI PER FARE UN PEZZO. STAVOLTA TORNO INDIETRO DI POCO TEMPO. AL TOSCANA FEMMINILE.
A seguito del post dedicato al discusso ‘Toscana’ femminile – roba di poco tempo fa, in settembre – “The Preacher” lascia un commento basato sull’esperienza diretta fatta sul campo al seguito delle corse in rosa, e racconta che; “…12 anni fa sul defunto forum dell'agonizzante ciclismodonne.com denunciavo la pericolosità di certi percorsi, di certi arrivi e puntualmente arrivava un certo Reynal (si faceva chiamare così...Non l'ho scordato) a dirmi che "va più che bene così, che le ragazze non possono pretendere nulla, che se vogliono è così altrimenti possono andare a fare la calza..." ecc ecc. Era inevitabile che prima o poi sarebbe saltato il tappo, in pochi anni di frequentazione ho visto di tutto: rettilinei d'arrivo lastricati in pavè che c'è da aver paura a farli a piedi e strettoie da imboccare a tutta velocità (Cento-FE, e mi domando se la caduta di tale Rodolfo Massi a un Giro d'Italia di tanti anni fa non abbia insegnato nulla, commissione tecnica, dove cazzo sei?), rettilinei d'arrivo IN CURVA come quello di Villadose (RO) dove ho visto coi miei occhi una caduta terrificante ad una gara junior/under 20, i tombini di Camin (PD) mezzo metro dopo la linea del traguardo, i rattoppi sull'asfalto un metro si e l'altro pure sul rettifilo d'arrivo a Sala Baganza (2006 credo) e potrei continuare. Non parliamo poi della gestione del traffico, troppe volte mi è capitato di vedere automobilisti infischiarsene bellamente delle indicazioni di scorta tecnica, protezione civile, vigili urbani ecc. Le ragazze non hanno chiesto la luna, SOLO condizioni di sicurezza proprie di corse che si fregiano del titolo di categoria elitè, si sono rese conto che non sussistevano e hanno tirato i freni, spiace che ci sia andato di mezzo Brunello che una delle poche persone che continuano a PERDERE soldi nel ciclismo femminile solo per passione, ma se non si può correre, non si può, punto”. (……) “…..Spero (e concludo) che si inizi ad AGIRE e non solo a PARLARE di un minimo salariale per le atlete anche se ai tanti "Reynal" di cui sopra (quelli del "questo costa troppo, non si può fare, le ragazze si arrangino con quello che c'è altrimenti A CASA, io avevo un progetto* ma la federazione me lo ha cestinato) la cosa darebbe un po' fastidio. Postilla: leggo che secondo i "detentori del verbo" NON si parla di ciclismo femminile, il ciclismo femminile "si vive"; il ciclismo femminile si vive aggiungo io, se hai tempo e soldi da buttare in trasferte, hotel ecc . (*caro Reynal, caso mai ti capitasse di passare di qui: il tuo progetto è stato cestinato perché probabilmente aveva delle lacune, un modo gentile e carino per dire che faceva schifo.) Perché dare spazio nuovamente a questo argomento? Perché riguardo a quanto capitato (il rifiuto di molte atlete a non correre la fine della corsa toscana per le condizioni di sicurezza) si è passati alle richieste di danni da parte degli organizzatori, alle carte bollate, e quindi alle risposte per le medesime vie burocratiche da parte delle cicliste. Cosa triste, ma per niente sorprendente, è constatare che lo ‘sciopero ciclistico’ messo in atto è stata una delle poche occasioni in cui sulla stampa si è scritto con discreta (ma non troppo esagerata) evidenza, di ciclismo femminile. A parte quando ai vari Mondiali le medaglie targate Salvoldi continuano a portar ossigeno al paziente di nome FCI. In questo caso la testimonianza è stata quella di una sola persona, ma è sufficiente a render l’idea di situazioni che in campo maschile avrebbero fatto saltar gare.

2 commenti:

The preacher ha detto...

http://www.ciclismoweb.net/2009/index.php?option=com_content&view=article&id=3607:cad&catid=53:notizie-in-breve&Itemid=53

Manca il fotogramma dell'atleta che ha investito la Lionco e si è infilata con mezza bici nelle assi di legno (ehm...) delle transenne.

PS organizzatori mi raccomando, gli arrivi SEMPRE in curva eh ???

The preacher ha detto...

http://autobus.cyclingnews.com/interviews/rochellegilmore/GPCento.jpg

rettilineo di arrivo di Cento, all'imbocco un gradino tra asfalto e pavè da pigliare a tutta velocità, poi il... pavè e alla fine del rettilineo un dosso e una strettoia che si affronta dopo adeguato "lancio" e porta al passaggio sotto un arco. Geniale l'idea di fare arrivare una gara su un rettilineo in pavè che, tranne in un occasione se non ricordo male (Zabirova solitaria dopo gran "numero"), si è sempre conclusa con uno sprint di gruppo.

PS Si noti la gente a bordo strada, era il periodo d'oro del ciclismo femminile, quello delle Ziliute, Edita, Bonanomi, Cappellotto e company, il periodo in cui il ciclismo femminile avrebbe potuto fare il salto di qualità. L'ultimo anno (2009) c'era la metà della gente e ci metto un po' di fantasia.