«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 12 settembre 2013

Le ultime settimane azzurre di Bettini. E poi?

L’ULTIMO MONDIALE DI BETTINI COME CT SEMBRA APRIRE LE PORTE A MICHELE BARTOLI, CON QUEL BENEDETTO CICLISMO ANNI ’90 CHE NON VOGLIAMO FAR SCENDERE DALLE AMMIRAGLIE.
Un amore sbocciato, mai fiorito completamente. Iniziato per disgrazia prima del previsto, e che ripone nella rassegna iridata in Toscana la speranza (tutto sommato fondata) di ben finire. Paolo Bettini diventò CT per cause ben note. Doveva sedere in ammiraglia per una stagione come braccio destro di Franco Ballerini, ma questi morì per un incidente di rally nel febbraio del 2010. Girava voce che Ballerini avrebbe guidato l’Italia ancora per quell’anno e poi avrebbe passato di mano. Sembrava infatti che la Lampre lo aspettasse a braccia aperte. In primavera quindi Bettini diventa ufficialmente il nuovo CT azzurro. Esperienza zero (come Ballerini da questo lato, ma lui era carisma puro), talenti azzurri a disposizione pochi, pensando a quando lui faceva le veci di capitano in azzurro a ciclisti di fama. Coglie al primo Mondiale quello che fin’ora è il suo miglior risultato: Pozzato 4°, con rimpianti, in quel d’Australia. Poi le cose non vogliono saperne di funzionare. Nazionali che in due edizioni steccano, in Danimarca la squadra che proprio nel finale si sfalda, e un ricambio generazionale che sembra non voler partire.
Nel periodo di fine inverno 2013 ecco forse il momento del divorzio, con l’annuncio semi-ufficale, ufficioso, chiamiamolo come si vuole, di Maximilian Sciandri che ne prenderà il posto. Persino il gran capo Di Rocco ne parla pubblicamente. Sarà invece un teatrino del ridicolo, una pantomima senza ne capo ne coda, con Sciandri (e la BMC) che nel concreto non riceveranno mai domanda dall’FCI di recarsi nella sede di quest’ultima per scambiare due parole seriamente, mentre i giornalisti chiedono a Sciandri cose alle quali lui stesso non può rispondere perché nessuno lo teneva al corrente di com’era la situazione dentro gli uffici della Federazione. Così Bettini torna CT senza essersene mai andato e Sciandri, comprensibilmente, nemmeno vuole più parlane. Intanto il primo tira avanti la baracca. Ma l’approccio non è mai stato molto entusiasta. Quasi tutto il contrario di Franco, con poche presenze alle gare, se non quelle importanti forse perché se non ci vai (sei CT, non uno che passa di là per caso) la cosa si noterebbe troppo, non ama passare tre mesi all’anno in giro tra le scuole a incontrare i ragazzi, a farsi ore di macchina per andare a presenziare anche alle corse Juniores. E non ha molta voglia di viaggiare dopo 12 anni da zingaro. Bettini ottiene però la possibilità di organizzare degli stages azzurri durante la stagione. Cosa mai avuta prima a disposizione dei vecchi Commissari Tecnici.
Ma le cose non cambiano. Forse capisce che la qualità media dei ‘suoi’ gregari è imparagonabile con quella che cerca di mettere insieme oggi. Che nell’avere Rebellin, Cunego, Ballan, Pozzato, Basso, Nibali, Paolini, Di Luca, Tosatto, Garzelli, Bruseghin che ti aprivano la strada (ma quanti di questi puliti davvero?) non è la stessa cosa che avere i pur volenterosi ragazzi di oggi. Adesso forse si cambia, anche se riguardo a Bettini non si sa se resta, se va, o cosa per che cosa. Motivo? Principalmente perché Bettini non ha esperienza di niente. Quando correva vinceva e tutti contenti, ritiratosi faceva l’uomo immagine per un’azienda di abbigliamento ciclistico e per la banca Mediolanum, nel contempo diventava rotondetto come un’ovetto Nestlè. Ha preso il volante azzurro sapendo di fare una scommessa più che un progetto. Perché super sponsorizzato da Martini non se la sentiva di dire no, perché Di Rocco voleva un nome di fresca gloria, perché stare in ammiraglia con delle responsabilità era cosa che non conosceva ma era pur sempre un’incarico prestigioso. Adesso a quanto pare si cambia, ma lo si fa veramente? Perché sentire alcuni spifferi soffiare il nome di Michele Bartoli qualche dubbio lo lascia, perché il ciclismo nostrano necessita di rinnovamento profondo a partire dalle teste. Il fascino delle vittorie conquistate come atleta non può essere usato per dire che una persona è la persona giusta. Fosse così, Bettini da CT avrebbe vinto un Mondiale l’anno e Salvoldi manco una medaglia di cartone. Bartoli non ha nessuna esperienza, soltanto (soltanto?) amicizie e conoscenze potenti. Si è improvvisato, quasi auto-nominato preparatore atletico, senza esserlo, per alcuni atleti Lampre – e del perché solo alcuni non si sa il motivo –. Convinto che; “la vera Università ciclistica è quella della strada”, il toscano porta con sé quel ciclismo anni ’90 che sarebbe invece ora far allontanare dal gruppo.

2 commenti:

The preacher ha detto...

Il clan dei toscani.

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...

Non dirlo due volte UOMO!