«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 25 settembre 2013

I Malori del ciclismo italiano

L’ITALIA DEL CRONOMETRO HA DUE FACCE. QUELLA RUGOSA DI PINOTTI E QUELLA SENZA FISIONOMIA DEL DOMANI. E ANCHE LA NOSTRA CULTURA CICLISTICA NON DA UNA MANO.
Finalmente è passata la prima parte della settimana iridata toscana. Finalmente, perché le prove a cronometro si sono svolte su di un percorso avaro di contenuti ciclistici, che non andavano oltre una specie di: “Stai basso finché sei stufo e intanto spingi.” Gli esiti usciti dalle gambe nostrane ci danno un ottimo risultato negli uomini elite, un buon risultato tra le donne elite, ma per il resto tutto rispecchia quel deserto ciclistico che rischiamo di ritrovarci tra poco. Le corse juniores hanno messo in evidenza che il divario dalle altre Nazioni è molto forte. Ci salviamo tra gli uomini elite? Si, ma mica tanto. Pinotti ha 37 anni, e facilmente avrebbe già mollato tutto se quest’anno i Mondiali non si fossero corsi in casa. Ha tenuto in piedi da solo la nostra baracca contro il tempo per un decennio, ma di certo non può rappresentare il domani. Vorrebbe restare nel ciclismo. Domanda: ma il ciclismo italiano vuole Pinotti? Uno che porta serietà, applicazione, programmazione, competenza tecnica? Al momento, tra gli elite ci resta Malori e basta (foto:Velonations.it) e arrivasse il giorno che sto ragazzo userà il dente in più, che probabilmente inizierà ad andare più forte.
Perché in Italia non esiste un bacino ciclistico contro il tempo? Perché la base in primis non esiste. Già tra le squadre di club il cronometro è visto come una rottura di balle. Le squadre non hanno interesse a dare un loro atleta junior alla Federazione. Meglio vincere le gare del nostro calendario perché gli sponsor così sono ripagati. La maglia azzurra non porta le scritte della fabbrica, officina, panetteria Tal dei Tali. L’FCI vorrebbe avere un ragazzo da indirizzare a cronometro? Diamoglielo 10 giorni prima e tanti auguri. La mentalità ciclistica italiana viene in aiuto. I ciclisti italiani che hanno riempito le riviste ciclistiche degli ultimi 20 anni sono stati velocisti (Cipollini, Petacchi), scalatori (Chiappucci, Gotti, Pantani, Simoni, Riccò, Di Luca) e uomini da classiche o grandi giri (Bartoli, Bettini, Nibali, Basso, Cunego, Ballan, Rebellin, Ballerini). Contro il tempo chi abbiamo avuto come nome veramente di appeal? Pinotti in questi anni, e per il resto tocca tornare indietro fino a Bugno che cronoman non era, ma era il migliore dei nostri due decenni fa. Il nostro ciclismo non ha una tradizione contro il cronometro (Moser? Per i dettagli chiedere a Conconi, grazie), ma non si sono mai nemmeno visti i segnali di una volontà di costruirne una in tal senso.

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