«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 1 agosto 2013

Agosto: l'editoriale

CHRISTOPHER FROOME VITTIMA DEL DOPING. SIAMO ALLA SAGRA DELL’ASSURDO O AL VERO ANNO ZERO DI UN NUOVO CICLISMO?
“Ci sono diversi modi per allenarti, per fare sport. Puoi spaccarti il sedere su di un sellino o (novità? Facciamo finta di si) in una pista d’atletica. Ci sono quelli che vanno a pane e salame, quelli che vanno a pane e flebi, e ci sono quelli che estremizzano l’estremizzabile. A Sky sono decisamente orientati verso l’ultimo. Lo strombazzato sistema d’allenamento del team inglese non è solo strombazzato. Li c’è gente che prima di farti mangiare un boccone di salame t’insegna a togliere i pezzetti di grasso dalla fettina. Wiggins ne è uscito a pezzi, di testa e di fisico, Froome sembra orientato verso la stessa strada, anche se l’esempio di ‘Wiggo’ potrà servire per stare in campana. A suo tempo Cavendish tagliò la corda, capendo che un laboratorio ciclistico stile caserma come Sky ti sa stressare più dello stesso Tour. Simpatico pensare a Nibali che considerava l’ambiente Cannondale troppo pressante: “Mi dicevano cosa mangiare e quanto”, visto che al confronto con i britannici la formazione italo-americana sembra un rawe party con DJ Sgarbozza alla consolle. L’ormai celebre conferenza stampa di Froome, che nella seconda giornata di riposo al Tour lasciò anzitempo il microfono perché stufo di ricevere domande quasi esclusivamente sull’argomento doping, sul come si allena, sui paragoni con Armstrong, è il primo caso in cui un atleta sente, avverte, percepisce con effetto immediato la diffidenza da parte dell’ambiente che lo circonda sui risultati appena ottenuti. Chi sta pagando questo è anche il velocista Bolt, che vive conferenze stampa piene di diffidenza nei suoi confronti. Ma Froome e Bolt hanno solo una possibilità: abituarsi. I giornalisti prima che uomini o donne di stampa sono persone. E come altre persone – gli appassionati – sono stati presi per il sedere tante di quelle volte in questi ultimi lustri, che prima di celebrare Tizio e Sempronio vogliono avere più certezze, che non quelle che si alimentano dell’entusiasmo del momento. Se Froome crede che dopo 15/20 anni di EPOca ciclistica la gente ora si accontenti di sentirsi dire: “Io rispetto le regole” stia fresco che tanto siamo in agosto. Il ciclismo degli anni ’90 ballava danze scatenate alla Sagra dell’EPO solo perché la stessa molecola non era ancora rintracciabile, come lo sarebbe stato dal 2000 in poi. Altrimenti già in quegli anni il ciclismo ne sarebbe uscito disintegrato, e l’atletica avrebbe avuto già da un pezzo i suoi Gay e Powell. Froome e tutti gli altri Froome che arriveranno ne avranno per un pezzo di questa diffidenza. E invece di legarsela al dito coi giornalisti, se la prendano con ciclisti, medici, direttori sportivi, che nei due decenni passati hanno costruito tutto questo, ne prendano le distanze e se verranno tacciati d’ingratitudine verso la storia del ciclismo e dei suoi Campioni se ne freghino. Con la speranza che Froome non sia un’altra presa per il sedere, ma questa non è cattiveria. Solo l’insegnamento datoci dal ciclismo degli ultimi 20 anni”

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