«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 29 luglio 2013

Tear down the wall!

“SILENZIO, NON FACCIAMO RUMORE, CHE FORSE, COSI’ FACENDO, TUTTI DIMENTICANO PER L’ENNESIMA VOLTA.” SARA’ QUESTA LA SPERANZA PER CUI IL CICLISMO ITALIANO STA COSTRUENDO L’ENNESIMO WALL OF SILENCE?
Sono passati diversi giorni da quando sono arrivate le notizie sui ciclisti che imbrogliarono ai Tour di fine anni ’90. Senza distinzioni di bandiere, di squadre, tanti nomi sono saltati fuori. Poche le sorprese e questa la dice lunga. Tra gli atleti stranieri diverse le ammissioni, alcuni hanno preferito rinchiudersi nel silenzio. Olano era dentro all’organizzazione della Vuelta, mentre adesso dovrà veramente cercarsi un lavoro. Zabel ha ri-confessato di aver imbrogliato – lo aveva fatto alcuni anni fa – e vedremo se continueranno a tenerselo tra i piedi. Di Riis, Ullrich, Armstrong già si è scritto ovunque in qualunque lingua. Jalabert si è auto-licenziato, e altri ciclisti hanno ammesso. Alcuni l’hanno fatto senza aspettare queste notizie, vedi Sorensen. Alla RAI lo chiameranno ancora a fare due chiacchiere in cabina con Cassani, per ricordare i bei tempi?
In Italia abbiamo avuto Gianni Bugno – Presidente dell’Associazione dei corridori – che ha detto la sua. Bugno, mio idolo ciclistico, ha cercato di arrampicarsi su specchi sporchi di grasso e olio. Ha tentato una simil-difesa dell’indifendibile mettendoci la faccia, ma rischiando anche di perderla. Non solo perché – dettaglio – era seguito da tal Conconi quando correva, come la crema del nostro ciclismo in quel periodo. È sbottata – per la milionesima volta – la mamma di Pantani, che continuando di questo passo denuncerà anche chi del figlio parlerà bene. Di Cipollini e Tafi si aspettavano due parole. ma la loro situazione non è semplice. Il primo, che quando gareggiava era un’assoluta star del nostro ciclismo anche perché gli piaceva molto farlo, sappiamo tutto da febbraio. Se non siete informati andate nell’Archivio Gazzetta del web e leggete i pezzi della prima metà di quel mese. Doveste trovarlo. E difatti da quella volta è sparito, se non per rapide apparizioni al Giro, con legale al seguito. Penoso. Tafi non era certo una star come Re Imbroglione, ma anche da lui niente da dire. Difficile che questo ‘Wall of Silence’ venga toccato. La figura che il nostro ciclismo sta facendo per ora è omertosamente perfetta. Ma non è da escludere che in futuro queste persone tornino a rifarsi vedere. I Mondiali si corrono in Toscana. Diverranno i Mondiali del butta tutto sotto al tappeto, che se si forma la gobba ci piantiamo il cartello GPM? E poi ci sarà lavoro anche per gli organizzatori di alcune granfondo, che dovranno scegliersi un’altro testimonial, o per alcune formazioni giovanili che hanno (avevano?) in ammiraglia alcuni tra loro. Però se il ‘Wall of Silence’ funzionerà ancora, forse ce la si fa un’altra volta a fare tutti fessi, che magari verranno ancora a chiederci una foto.

2 commenti:

filippo ha detto...

con tutto il rispetto che ho per Pantani, stavolta la madre poteva starsene zitta.. ma tantè.. bisogna anche capirla..

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...

La signora è da anni che agita sempe le acque. Il figlio fosse vivo credo le direbbe: "Mamma, basta adesso!". Pazienza.